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	<title>Purple &#38; Noise PR</title>
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	<description>Public Relations &#38; Communication</description>
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		<title>PER AZIENDE SCATTA IL REATO DI AI AD ALTO RISCHIO</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 09:07:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nadia Martini (Rödl): “Fino a 5 anni di galera per chi omette misure di sicurezza su sistemi AI. Ecco 8 interventi per adeguare governance ed evitare sanzioni"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<div>
<p><strong>Da uno fino a cinque anni di reclusione per chi omette di adottare le misure tecniche di sicurezza</strong> previste per la progettazione, l’addestramento, la produzione o l’immissione sul mercato di sistemi di AI ad alto rischio, idonee a prevenire malfunzionamenti o alterazioni del funzionamento, ovvero omette di adottare misure di sorveglianza umana, quando ne deriva un pericolo per la vita o l’incolumità pubblica o individuale. <strong>La pena sale da due a otto anni se il pericolo riguarda la sicurezza dello Stato</strong>.</p>
<p>Questo, in estrema sintesi, stabilisce il decreto legislativo n. 160/2026 che il <strong>cosiddetto ‘reato di AI ad alto rischio’</strong> (al nuovo art. 437-bis del Codice penale) entrato in vigore pochi giorni fa, che adegua il sistema normativo alla rapidissima espansione dell’AI nel quotidiano e che parla soprattutto ad aziende ed organizzazioni che, in maniera massiva, hanno e stanno adottando e utilizzando sistemi di AI in molteplici ambiti della loro organizzazione. Inoltre la normativa prevede anche che l’omissione intenzionale delle misure di sorveglianza umana, dalla quale derivi uno dei pericoli indicati, è punita con le medesime pene.</p>
<p>“<em>E ovviamente, l’entusiasmo che accompagna l’arrivo di nuove e, nel caso dell’AI, direi dirompenti tecnologie e innovazioni</em> &#8211; spiega Nadia Martini, avvocato del gruppo internazionale di consulenza legale Rödl, una tra le massime esperte in materia – <em>non è accompagnato da una ragionata adozione delle stesse. E i tantissimi quanto, alcuni, clamorosi casi di mala condotta o eventi incontrollati, come gli hackeraggi e data leaks, riportati dai media di tutto il mondo, e l’Italia non ne è indenne</em> – sottolinea l’esperta di Rodl &#8211; <em>sono solo piccola parte di uno scenario più ampio e preoccupante”</em></p>
<p>Secondo una recente ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence del <strong>Politecnico di Milano</strong> (*dati 2025) <strong>il 71% delle grandi imprese italiane ha avviato almeno un progetto di Ai che, per sei aziende su dieci, ha determinato un impatto significativo sul modello di business</strong>. L’<strong>ISTAT </strong>ha rilevato che in un solo anno l’adozione (quindi un o step superiore rispetto al generico uso) dell’AI a livello aziendale è più che raddoppiato ed oggi riguarda la metà (<strong>53,1%) delle grandi imprese. </strong></p>
<p><em>“E il fenomeno va verso un’accelerazione</em> – continua l’esperta &#8211; <em>che oggi il legislatore europeo ha debitamente regolato con il reato di AI ad alto rischio che, guardando all’Italia, chiama in causa in primis le aziende grandi o piccole che siano, che debbono ora frettolosamente adeguarsi alla normativa, visti anche i risvolti penali che la stessa determina</em>” generando un contesto che potenzialmente, &#8211; se si pensa alle PMI (il 90% del nostro sistema produttivo), che hanno anche meno risorse e budget rispetto alle grandi che velocemente si stanno ‘attrezzando’ – le pone oggi, loro malgrado, ‘fuorilegge’.</p>
<p><strong><span style="font-size: large;">Il legale: “<em>Otto interventi per adeguare governance ed evitare sanzioni civili e risvolti penali”</em></span> </strong></p>
<p>Ecco gli otto interventi urgenti suggeriti dall’esperta in materia Nadia Martini (Rödl) che le aziende dovrebbero innanzitutto adottare all’interno della loro organizzazione, se ancora non l’hanno fatto:</p>
<p>1.     <em>Mappare e classificare i sistemi di AI</em>: censire quelli sviluppati internamente o acquisiti da terzi, identificando i sistemi ad alto rischio e gli impieghi aziendali.<br />
2.     <em>Verificare sicurezza e sorveglianza umana:</em> accertare l’effettiva attuazione delle misure applicabili, assegnare responsabilità e documentare i controlli.<br />
3.     <em>Aggiornare il sistema 231:</em> riesaminare i rischi e, ove necessario, il modello, i protocolli preventivi e i flussi informativi verso l’Organismo di vigilanza.<br />
4.     <em>Organizzare le evidenze:</em> rendere reperibili e integre le registrazioni di funzionamento, la documentazione tecnica, le valutazioni dei rischi e le evidenze della sorveglianza umana.<br />
5.     <em>Preservare i documenti rilevanti</em>: definire tempi di conservazione e procedure per sospendere la cancellazione delle evidenze pertinenti in caso di incidenti, reclami o contenziosi.<br />
6.     <em>Rivedere i contratti con i fornitori:</em> verificare accesso tempestivo a log e documentazione, conservazione delle evidenze e collaborazione nelle controversie.<br />
7.     <em>Gestire gli incidenti:</em> stabilire chi interviene e quando, documentando malfunzionamenti, impatti, interventi umani e misure correttive.<br />
8.     <em>Riesaminare le coperture assicurative:</em> verificare rischi coperti, massimali, esclusioni e franchigie, organizzando anche la risposta alle richieste di informazioni previste dalla recente normativa.</p>
<p>“<em>Le priorità vanno definite partendo dagli usi effettivi dell’AI</em> &#8211; conclude Nadia Martini di Rodl <em>– e la sua adozione nei processi e nelle metodologie aziendali, definendo una governance ed una catena di responsabilità, nonché misure e strumenti che consentano al management o all’imprenditore, di individuare e neutralizzare le ‘falle’, <strong>evitando così di esporre azienda e dirigenti nelle sanzioni, civili e penali, previste dal nuovo reato di AI ad alto rischio”.</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ufficio stampa:<br />
Purple &amp; Noise PR<br />
ufficiostampa@purpleandnoise.com</p>
</div>
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		<title>F1, MERCEDES SFOTTE  FERRARI DOPO MONZA. E IL WEB IMPAZZISCE</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 10:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA["I post ironici e le frecciatine social tra Mercedes e Ferrari sono ormai un classico della Formula1" spiega Davide Ciliberti leader di Purple &#038; Noise PR, una delle più rilevanti società di comunicazione in Italia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<div>
<p><strong>Continua la saga di battute e controbattute ironiche, divertenti quanto garbate e rispettose, dei due marchi auto. </strong></p>
<p>Reduce dal successo di Monza, con una strepitosa vittoria di <strong>Kimi Antonelli</strong> che ha fatto esplodere di gioia tutti i tifosi non solo del marchio della stella ma, come largamente testimoniato dall’onda rossa festosa sotto il podio, dai tifosi Ferrari. Una piccola soddisfazione aggiuntiva per <strong>Toto Wolf</strong> e i suoi che la casa di Stoccarda ha deciso di celebrare a modo suo con un post social che ritrae il Antonelli in bella posa di fonte ad una Mercedes accompagnato da una dicitura inequivocabile: <em>“<strong>Il primo italiano a vincere a Monza dopo 60 anni</strong></em><strong>” chiosando poi “<em>è bastato un incredibile pilota e un auto tedesca”</em></strong></p>
<p><em>“I post ironici e le frecciatine social tra Mercedes e Ferrari sono ormai un classico della Formula1 o dell’automotive in generale, simpatici con quel giusto di peperoncino ma sempre e comunque rispettosi dell’avversario</em> – commenta Davide Ciliberti leader di Purple &amp; Noise PR, una delle più rilevanti società di comunicazione in Italia – <em>e comunque attesissimi da tutti gli appassionati. Attendiamo dunque la risposta del social media team del Cavallino!</em>”.</p>
<p><strong>OGGI SI CHIAMA ‘SOCIAL MEDIA BANTER’, MA IERI ERA ‘LA PRESA PER I FONDELLI’</strong></p>
<p>“Oggi viene definito come fenomeno del <strong>social media banter</strong>, in italiano più o meno traducibile come &#8220;battibecco&#8221; o &#8220;scherzo&#8221; sui social, che prevede è l’uso di ironia, frecciatine amichevoli, battute e sarcasmo da parte dei brand o dei profili aziendali sulle piattaforme social. O più semplicemente – aggiunge il super-esperto Ciliberti – ‘presa per i fondelli’ via media. Pratica che esiste da sempre, forse più di cultura anglosassone che latina.</p>
<p>“<em>Ricordiamo</em> – continua l’esperto di comunicazione &#8211; <em>il simpaticissimo sfottò del 2017 Mercedes ha celebrato la vittoria del mondiale, con Hamilton pubblicando un video nel quale una Mercedes verde gira per Maranello, passando infine davanti ai cancelli proprio della Ferrari, che si lascia poi alle spalle accompagnata, a proposito di rispetto, </em>– sottolinea Davide Ciliberti -<em> dal testo:</em> <strong>”Il valore di una vittoria è nella grandezza degli avversari&#8221;.</strong> O più recentemente il rimpallare di post a tra Mercedes e Ferrari in occasione del passaggio di Hamilton alla scuderia del cavallino.”</p>
<p>Insomma <strong>un ping-pong molto positivo</strong> in termini di comunicazione e immagine che aumenta la visibilità e l’attenzione sui marchi ne  sono protagonisti. Il segreto, conclude Ciliberti di Purple &amp; Noise, “<em>è<strong> un’ironia semplice, diretta, ma sempre garbata e rispettosa</strong>”</em></p>
<p><em>Foto da Ig MercedesBenzItalia</em></p>
</div>
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		<title>INDAGINE: TUTTI PAZZI PER L’AI, MA LA REGINA È SEMPRE LA STAMPA. GIÙ (IN PICCHIATA) GLI INFLUENCER.</title>
		<link>https://www.purpleandnoise.com/2026/07/indagine-tutti-pazzi-per-lai-ma-la-regina-e-sempre-la-stampa-giu-in-picchiata-gli-influencer/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 09:18:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Davide Ciliberti (Purple &#038; Noise PR): “Un buon ‘vecchio’ ufficio stampa è oggi il migliore AI gen!”  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><br />
</span></p>
<p><strong>Oltre l’80% dei professionisti delle pubbliche relazioni, in Italia come nel resto del mondo, utilizza già in maniera consistente e abituale l’Ai-intelligenza artificiale nello svolgimento del proprio lavoro</strong> (+10% rispetto all’anno precedente), con un 8% che è prossimo ad abbracciarla maggiormente mentre solo un 10% di ‘duri e puri’ dichiara di non utilizzarla organicamente. Questo secondo il recente report a cura di Muck Rack ‘The State of PR’ 2026, che ha coinvolto un panel di circa 1000 professionisti delle pubbliche relazioni a livello globale.<br />
Lo studio esplora nuovi tool, organizzazione del lavoro e approccio delle agenzie di PR e comunicazione a livello globale nell’epoca in cui l’AI sta rivoluzionando l’intero sistema mondiale. E se i dati descrivono una smodata propensione ed entusiasmo da parte dei ‘pierre’ per l’AI e automatizzazione di processi e flussi lavorativi (61%) <em>“il dato secondo me più rilevante</em> – ragiona<strong> Davide Ciliberti , founder di Purple &amp; Noise PR</strong> alla lettura dei dati 2026 dello studio – <em>è quello che riguarda che riguarda la stampa e la relativa attività di media relations che rimane prevalente (64%) nell’attività delle agenzie e nei desiderata dei clienti con ormai evidente disinteresse per influencer et similia (12%). Evidentemente</em> – continua Ciliberti -<em> dopo l’ubriacatura dei primi tempi laddove le aziende riversavano generosi budget e cachet nelle tasche di improvvisati opinion maker capaci di contare su un numero impressionante di followers, reali o acquisiti che fossero, ci si è resi conto – bontà loro – che tutti quegli allegri investimenti hanno poi nel medio termine reso proprio pochino</em>…”</p>
<p><span style="font-size: large;"> </span>“<em>il dato secondo me più rilevante</em> – ragiona Davide Ciliberti , founder di Purple &amp; Noise PR alla lettura dei dati 2026 dello studio – <em>è quello che riguarda che riguarda <strong>la stampa e la relativa attività di media relations che rimane prevalente (64%) nell’attività delle agenzie e nei desiderata dei clienti</strong> con ormai evidente <strong>disinteresse per influencer et similia (12%)</strong>. Evidentemente</em> – continua Ciliberti &#8211; <em>dopo l’ubriacatura dei primi tempi laddove le aziende riversavano generosi budget e cachet nelle tasche di improvvisati opinion maker capaci di contare su un numero impressionante di followers, reali o acquisiti che fossero, ci si è resi conto – bontà loro – che tutti quegli allegri investimenti hanno poi nel medio termine reso proprio pochino</em>…”  .</p>
<p><strong>Si va verso la creators economy, ma una buona stampa è il migliore AI gen</strong></p>
<p>“<em>Dal mio osservatorio di docente e rispetto alle nuove tendenze dell’AI</em> – spiega <strong>Stella Romagnoli</strong> docente di comunicazione d’impresa presso <strong>l’Università La Sapienza e Luiss</strong> &#8211; <em>attualmente si guarda di più ai creator, ovvero persone che pensano e costruiscono i contenuti, perché al momento gli algoritmi premiano, appunto, il contenuto piuttosto che il numero di follower; indicatore che invece era topico fino a poco tempo fa. Tant’è che oggi </em>– spiega la prof. Romagnoli <em>- si parla di creator economy, rispetto alla ‘passata’ inflencer economy, traghettandoci dunque verso un modello meno numerico-quantitativo e più contenutistico-qualitativo” .</em></p>
<p>E così, a scorrere le risultanze dello studio Muck Rack, si torna ‘alle origini’ in un contesto in cui la richiesta delle aziende ai professionisti delle PR è per una solida presenza sui media, nella loro tradizionale accezione, stampa e online, seppur con una naturale inclinazione verso <strong>la stampa online (91%)</strong> rispetto a quella <strong>cartacea, che comunque è sempre rilevante (69%).</strong></p>
<p><strong>Stampa, on e offline, è tuttora imbattibile e premiata dagli algoritmi, ma crescono podcast e newsletter </strong></p>
<p>Sorprende poi come invece la <strong>TV</strong> – che comunque secondo tutti gli studi rimane il medium più seguito, anche se in modalità multi-device, ed influente in Italia, sia approcciata e da poco più dalla metà (<strong>60%</strong>) dei professionisti PR, mentre rilevante e crescente spazio si stanno ritagliando i <strong>podcast (57%)</strong> e le <strong>newsletter (42%</strong>), <em>“segno che le aziende stanno finalmente capendo i benefici di essere loro stesse media, se non altro per una propria e ben profilata audience, non tanto in una logica di brand-journalism che è altra cosa, quanto più come attività di comunicazione complementare all’ufficio stampa</em>” spiega il manager di Purple &amp; Noise.</p>
<p><strong><em>“La stampa, nelle versioni on e offline, è tuttora imbattibile perchè AI e Google premiano le fonti più autorevoli.</em></strong><em> Quindi</em> – spiega Stella Romagnoli &#8211; <em>essere pubblicati su un giornale, oltre all’audience pregiata del lettore è anche fondamentale per l’AI. E quindi</em> – sentenzia la prof. Stella Romagnoli de La Sapienza &#8211; <em>siamo punto a capo: un buon ‘vecchio’ ufficio stampa è quello che ti permetta oggi, la migliore AI gen”</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p>Fonte: <a title="https://muckrack.com/resources/research/state-of-pr" href="https://muckrack.com/resources/research/state-of-pr"><span style="color: #0000ff; font-family: Calibri;" title="https://muckrack.com/resources/research/state-of-pr">https://muckrack.com/resources/research/state-of-pr</span></a></p>
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		</item>
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		<title>VINO: PER ESPERTI E PRODUTTORI LEVA DI MARKETING TURISTICO PIU’ ATTRATTIVO DI MODA O FERRARI</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 13:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Antinori, Cusumano e Frescobaldi: “vino asset unico al mondo che promuove un’Italia di qualità”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p>“<em>Il vino? Io ritengo che oggi come oggi sia il più efficace acceleratore di marketing per il turismo in Italia che porta più turisti della moda, della Ferrari e, senza dubbio alcuno, più di qualsiasi influencer-avatar ‘botticelliano’ o altra campagna pubblicitaria ministeriale</em>” così <strong>Davide Ciliberti </strong>esperto del gruppo di comunicazione<strong> Purple &amp; Noise</strong>, dal Vinitaly in corso a Verona. “<em>Perché il vino entra nelle case, sulle tavole di tutto il mondo ed è protagonista di occasioni speciali o momenti felici. E’</em> – continua l’esperto &#8211; <em>a differenza di altri prodotti iconici del made in Italy, per prezzo, accessibile a tutti e facilmente stimola la curiosità circa il luogo di origine. </em></p>
<p><em>“E, in termini di geomarketing, è capillarmente distribuito, perché se è vero che in ogni angolo del mondo v’è un ristorante italiano è ancor più certo che su quelle tavole e in quelle delle case di chi li frequenta vi sarà un vino italiano</em>”, aggiunge Vicky Gitto<em> </em>pubblicitario italiano ben conosciuto a livello mondiale.</p>
<p>I dati del recente Rapporto Aite-Associazione Italiana Turismo Enogastronomico (2025) confermano infatti che <strong>il 70% degli intervistati dichiara infatti di aver svolto almeno una vacanza negli ultimi tre anni alla ricerca di cibo, vino, olio e tutte le altre tipicità agroalimentari del territorio italiano</strong>: con un incremento medio annuo del +13% circa</p>
<p>Globalmente l’enoturismo da solo vale quasi 40 miliardi di euro all’anno. Di questi oltre la metà finiscono in Europa, con Francia, Italia e Spagna come mete preferite ed un <strong>trend medio annuo di crescita del +13% circa</strong> anche in periodi come quello attuali nei quali a causa delle varie guerre dei dazi trumpiani i il mercato del vino è in sofferenza.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>FRESCOBALDI: CON ARTE BINOMIO DI STRAORDINARIO POTENZIALE ATTRATTIVO. </strong></p>
<p><em>“Anche da noi in Toscana l’enoturismo è in forte crescita </em>– conferma <strong>Tiziana Frescobaldi, presidente della Holding Compagnia de’ Frescobaldi</strong> e ideatrice del progetto di mecenatismo ‘Artisti per Frescobaldi’ <em>- e lo vediamo nelle nostre tenute: da Perano nel Chianti Classico, a Nipozzano, a Pomino, a Montalcino</em>. A<em> Castel Giocondo luogo di produzione dell’omonimo Castel Giocondo brunello di Montalcino dove peraltro, e questo aiuta a spiegare come sta evolvendo la vigna, abbiamo una piccola struttura, una hospitality, dove si può soggiornare e vivere un’esperienza unica e immersiva, tra i filari e la cantina, dove le persone vengono per degustare i vini della tenuta, e anche per assaporare un po’ della nostra storia. E proprio a Castel Giocondo dal 2012 abbiamo avviato un progetto che unisce il vino e l&#8217;arte contemporanea: ‘Artisti per Frescobaldi’, che vanta una collezione di opere di artisti italiani e internazionali ispirate al territorio e al mondo del vino, aperta al pubblico”</em>.</p>
<p><em>“Crediamo nel binomio tra vino e l’arte: insieme alla cucina e alla bellezza del nostro paesaggio sono un’alchimia perfetta, unica nel mondo</em>”.<em> Infatti</em> – continua Tiziana Frescobaldi – <em>di recente sono stata <strong>in Corea</strong>, in ambasciata, per parlare di made in Italy e della percezione agli occhi di un paese in grande e forte crescita e dalla cultura, anche in termini di gusto alimentare, cosi diversa dalla nostra, e <strong>arte, vino e cucina rappresentano gli aspetti di maggiore richiamo e interesse</strong>. Un unicum nel mondo sul quale dobbiamo però a mio parere continuare ad investire e progredire in termini di qualità, valore dei nostri e cura del paesaggio e di una natura così generosa”.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>ANTINORI: VINO RACCONTA TERRITORIO E STORIA, CHE AFFASCINA IL MONDO.</strong></p>
<p><em>“Il vino rappresenta certamente uno straordinario veicolo di conoscenza dei territori – </em>commenta <strong>Allegra Antinori, Vice Presidente di Marchesi Antinori</strong>, che in azienda si occupa delle attività legate all’ospitalità <em>– <strong>ma per noi il suo valore aggiunto risiede soprattutto nella capacità di raccontare una tradizione fatta di radici profonde e di continua evoluzione</strong>. Le nostre cantine nascono proprio con questo intento: essere luoghi che esprimono e valorizzano il territorio, completamente integrate nel paesaggio in cui il vino prende forma. È lì che si custodisce la nostra storia, ma anche la parte più contemporanea e innovativa del nostro lavoro. Lo vediamo ogni giorno; alla cantina Antinori nel Chianti Classico, dove la lunga tradizione vitivinicola è parte integrante dell’identità di un territorio storico per la produzione del vino come il Chianti Classico, così come a Le Mortelle, in Maremma, dove invece si racconta un territorio ancora in parte da scoprire. </em></p>
<p><em>“Ogni nostra realtà – </em>continua Allegra Antinori <em>- ha la propria cantina e una propria dimensione di ospitalità, pensata per accogliere i nostri ospiti e accompagnarli nella conoscenza di un luogo, della sua storia e della sua identità. Quando questo legame si crea, il vino diventa memoria: un racconto che continua nel tempo e che, una volta ritrovato nel calice, riporta naturalmente al territorio da cui nasce. <strong>Ed è proprio in questo rapporto profondo con il territorio che risiede, a nostro avviso, la sua forza anche dal punto di vista turistico.”</strong></em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>CUSUMANO: ETNA OGGI SUPER-DESTINAZIONE GRAZIE A VINO E SUOI PRODUTTORI</strong></p>
<p>D’accordo con i marketing manager anche il produttore <strong>Diego Cusumano, dell’omonima casa vinicola siciliana</strong>. “<em>Il nostro vino</em> – racconta il vignaiolo siciliano – <em>è distribuito nei cinque continenti e da me personalmente o dagli esportatori e quotidianamente presentato, sublimato come prodotto della nostra terra, la Sicilia. E il nostro cliente nell’apprezzare il nostro vino si appassiona anche al luogo della sua origine, quel territorio, che la vigna medesima rende bellezza, rende paesaggio. <strong>Si pensi </strong></em>– esemplifica Cusumano -<strong><em> all’Etna vent’anni fa e all’Etna oggi: meta super-turistica proprio grazie al vino e ai suoi produttori</em></strong><em> che nel promuoversi, negli anni, hanno incuriosito prima i wine-lovers, poi attivato il passa-parola, per poi conquistare gli enoturisti ed infine da farlo assurgere oggi a luogo da visitare a livello mondiale. Con indotto e benefici a ciò connessi.”</em></p>
<p><em>“E lo stesso </em>– continua il produttore -<em> vale per tutti i luoghi d’Italia, dal famosissimo Chiantishire sino ai piccoli borghi e territori, ognuno dei quali ci regala il suo prodotto, la sua etichetta, racconta la sua storia, la sua tradizione, il ‘soul’ di quel luogo”</em>.</p>
<p>“<strong><em>Sommate il tutto e in un sol colpo avete la più massiccia campagna di marketing territoriale del nostro Paese c</em></strong><em>he porta tanti nuovi arrivi ed è il miglior antidoto all’overturism”</em> conferma Vicky Gitto.<br />
<strong>CRISTINA MERCURI, MASTER OF WINE: VINO COSTRUISCE IMMAGINARIO DI QUALITA’ CHE RAFFORZA INTERO SISTEMA-PAESE</strong></p>
<p><em>“Il vino può certamente essere una leva di marketing per il Made in Italy e per il turismo, ma la definizione è limitante: il vino è soprattutto un’infrastruttura culturale ed economica capace di generare reputazione e desiderabilità territoriale nel lungo periodo”</em> – così <strong>Cristina Mercuri, prima donna italiana a raggiungere il prestigioso titolo di Master of Wine (MW) il titolo più alto e prestigioso nel mondo del vino</strong> (rilasciato dall&#8217;omonimo Institute of Masters of Wine (IMW) di Londra certifica una competenza eccezionale, non solo in degustazione, ma anche in viticoltura, enologia, commercio e marketing del vino – ndr) che continua – “<em>Il caso dei paesaggi vitivinicoli di Langhe–Roero–Monferrato, riconosciuti patrimonio UNESCO, dimostra come il vino possa attivare un ecosistema più ampio che coinvolge ospitalità, gastronomia e investimenti internazionali. Allo stesso tempo, evidenzia anche possibili criticità, come il rischio di pressione turistica e standardizzazione dell’identità locale. Questo conferma <strong>che il vino è una leva molto potente, ma richiede visione strategica per preservare autenticità e coerenza.</strong></em></p>
<p><em>“<strong>Il vino non promuove solo un prodotto, ma costruisce un immaginario di qualità che rafforza l’intero sistema Paese</strong>. Perché questo potenziale si realizzi pienamente</em> – conclude l’esperta &#8211; <em>è necessario investire in managerialità strutturata e capacità di coordinamento strategico nel lungo periodo”</em></p>
<p><strong>LA PROPOSTA: MENO SOLDI PUBBLICI ALLE ‘<em>VENERE-INFLUENCER’</em> MA INVESTIRE SU ‘BACCO’</strong></p>
<p>“<em>E il grande impegno dei singoli produttori che nel promuovere il loro prodotto raccontano in giro per il mondo la migliore Italia</em> – rilancia <strong>Davide Ciliberti</strong> di Purple &amp; Noise PR &#8211; <em>andrebbe concretamente sostenuto dal governo e dalle amministrazioni locali che, anziché disperdere tanti denari pubblici in inefficaci campagne di marketing e comunicazione, peraltro scoordinate e senza un piano a medio termine, destini ai vignaioli i tanti fondi che dallo Stato, alle Regioni sino alle pro loco vendono destinati al turismo e spesi senza particolare ritorno (</em>quanto afflusso ci ha portato la ‘famosa’ influencer avatar della Venere del Botticelli?<em>). E se non saran denari siano almeno <strong>sconti fiscali per chi comunica contribuendo ad un piano di comunicazione nazionale”.</strong></em></p>
<p style="text-align: center;">+++</p>
<p>Ufficio stampa:<br />
PURPLE &amp; NOISE PR</p>
<p>ufficiostampa@purpleandnoise.com</p>
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		<title>GREENWASHING: L’AI AIUTA A STANARE LE AZIENDE FURBETTE DEL GREEN</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 11:19:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ma in Italia la tecnologia non è ancora adottata. Codacons: "massima severità e multe contro le false pubblicità green"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Una prassi destinata a consolidarsi nei prossimi anni, non solo nel Regno Unito da dove tutto è partito ma anche nel resto dell’Unione Europea: ovvero’ l’utilizzo dell’AI nell’individuazione di campagne pubblicitarie “green” ingannevoli. Con una serie di decisioni rese pubbliche lo scorso dicembre, infatti, l’Advertising Standards Authority (ASA), autorità indipendente che vigila sulla correttezza della comunicazione commerciale <strong>in UK ha condannato alcune informazioni pubblicitarie di noti marchi di abbigliamento quali ad esempio Nike, Lacoste e Superdry</strong>, per l’utilizzo di claim ingannevoli in tema di sostenibilità ambientale, individuati grazie a sistemi di monitoraggio digitale basati appunto sull’intelligenza artificiale.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>In questo caso la tecnologia, se correttamente impiegata, può rappresentare un alleato decisivo nella tutela dei consumatori e della leale concorrenza sul mercato - </em>commenta l’avv. Rita Santaniello di Rödl, studio legale presente in 50 paesi nel mondo tra cui l’Italia – L<em>’impiego dell’AI ha consentito infatti di analizzare in modo capillare e continuativo l’enorme mole di contenuti diffusi online, individuando in tempo reale claim ambientali ed etici potenzialmente scorretti o privi del necessario supporto informativo.</em>”</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso di <strong>Nike</strong> ad esempio L’ASA ha ritenuto che la comunicata dicitura “<em>sustainable materials</em>” priva di ulteriori indicazioni sulle effettive caratteristiche del prodotto, fosse strumentale a motivare, illegittimamente, a proprio favore il comportamento d’acquisto dei consumatori. Analogo anche il caso che ha riguardato <strong>Lacoste</strong>, che aveva diffuso annunci recanti l’espressione “<em>sustainable clothing</em>” in maniera generica e priva di evidenze concrete in tal senso. Per <strong>Superdry,</strong> l’ASA ha condannato la comunicazione dell’azienda che descriveva una selezione di capi come capace di coniugare “<em>style and sustainability</em>”, quando in realtà tali caratteristiche attenevano solo ad alcuni capi e non a tutto l’assortimento come invece appariva. In Italia, tra i casi più recenti si annotga la <strong>multa da 1 milione di euro</strong> comminata dall’Antitrust alla multinazionale del fast-fashion <strong>Shein.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Alla luce di questo quadro</em> – sottolinea l’avv. Santaniello di Rödl <em>– per le aziende diventa essenziale adottare un approccio proattivo nella gestione dei propri claim ambientali ed etici. </em><strong><em>Ogni affermazione ‘green’</em></strong><strong> <em>dovrebbe essere supportata da dati verificabili, documentazione facilmente accessibile ai consumatori e criteri di misurazione chiari”</em></strong><em>. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ITALIA IN SCIA, SUL TEMA AGCOM RAFFORZA COLLABORAZIONE CON IAP – ISTITUTO DI AUTODISCIPLINA PUBBLICITARIA</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In Italia l&#8217;Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni<strong> (AGCOM) non ha implementato direttamente un proprio sistema di intelligenza artificiale (AI) per il monitoraggio della pubblicità ingannevole, ma sta rafforzando la collaborazione con l&#8217;Istituto dell&#8217;Autodisciplina Pubblicitaria (IAP), che a sua volta sta sviluppando e integrando sistemi AI per l&#8217;identificazione di contenuti non conformi</strong>. Ma a tendere ci si allineerà al modello inglese e alle <em>enormi opportunità fornite dalla più moderna tecnologia al fine di rafforzare la tutela dei consumatori</em><em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Seguendo la tendenza diffusa tra i sistemi di autodisciplina europei rappresentati da EASA (European Advertising Standards Alliance), anche il nostro Istituto svolge da qualche anno il monitoraggio dei social media, grazie ad una piattaforma dedicata basata sull’IA</em> – spiega <strong>Chiara Alvisi presidente di IAP</strong> &#8211; <em>Il nostro Report 2024 sul monitoraggio della trasparenza nell’influencer marketing, svolto in collaborazione con Almed &#8211; Alta Scuola in media Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, fotografa una situazione nella quale la trasparenza nella comunicazione è in crescita, ma persistono aree grigie, soprattutto quando l’advertising viene segnalato in modo non conforme alle regole previste del Regolamento Digital Chart. Un dato su tutti:</em> &#8211; evidenzia la presidente del l&#8217;Istituto dell&#8217;Autodisciplina Pubblicitaria<strong> &#8211; <em>il 4% dei contenuti pubblicitari risulta del tutto privo di indicazioni, in violazione del Codice di Autodisciplina.</em></strong><em> È proprio per ridurre queste residue criticità e per rafforzare la diffusione di una cultura condivisa delle regole che l’Istituto ha deciso di affiancare al monitoraggio un’azione mirata di formazione, offrendo un utilissimo corso online elaborato sulla base di un format europeo e con un contributo della stessa AgCom”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ESSERE GREEN FA VENDERE DI PIU’ MA GREENWASHING ALTERA MERCATO.<br />
CODACONS: SEVERITA’ E MULTE MILIONARIE PER AZIENDE CHE INGANNANO IL CONSUMATORE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il <strong>Codacons</strong> è necessaria massima severità contro le false pubblicità ambientali delle aziende. “<em>Da tempo</em> – sottolineano i rappresentanti dell’Associazione &#8211; <em>denunciamo la prassi delle aziende di ricorrere a “green claims” nelle loro strategie di marketing e nelle comunicazioni commerciali al pubblico, messaggi non sempre corretti che spesso sono vere e proprie pratiche di greenwashing, in grado di deviare le scelte dei consumatori, sempre più attenti ad acquisti sostenibili e rispettosi dell’ambiente, e alterare il mercato, dirottando centinaia di milioni di euro ogni anno in termini di acquisti di prodotti commerciali</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Per tale motivo</em> – continua il Codacons &#8211; <em>provvedimenti quali la recente multa milionaria dell’Antitrust al marchio Shein assume enorme rilevanza, e deve portare ora a provvedimenti sanzionatori analoghi verso tutte le aziende che ingannano i consumatori attraverso falsi messaggi sulla sostenibilità ambientale</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“<em>Essere green è certificato che fa vendere di più</em></strong><em> –</em> aggiunge l’avv. Santaniello di Rödl - <em> investire in trasparenza e rigore informativo non rappresenta solo un adempimento regolamentare, ma un’opportunità strategica per consolidare la fiducia dei consumatori e posizionarsi in modo credibile nel mercato della sostenibilità.” </em>Ed evita processi e gaffes reputazionali.</p>
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		<title>CUSUMANO: &#8220;VENDEMMIA 2025 STRAORDINARIA. I DAZI? DAL 2026 SARANNO &#8216;METABOLIZZATI&#8217;&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 13:48:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“I dazi, che hanno generato una grande incertezza a livello macroeconomico, anche per quanto ci riguarda hanno determinato un piccolo un rallentamento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Partinico, 18 novembre 2025 -  &#8221;<em>La vendemmia 2025 non è andata bene, è andata benissimo!</em> – commenta Diego Cusumano, vignaiolo siciliano, titolare insieme al fratello Alberto dell’omonima azienda, tra le etichette più riconosciute in Italia e all’estero, che prosegue – <em>E’ ovvio che ogni produttore parli sempre bene del proprio prodotto: un po’ come chiedere all’oste se il vino è buono, ma <strong>quest’anno la natura ci ha regalato una vendemmia incredibile, straordinaria come è da tempo che non se ne vedevano</strong></em>” conferma entusiasta l’imprenditore siciliano, che continua <em>“In un momento in cui la situazione, non solo economica,  internazionale è decisamente molto più che incerta e isterica, la natura – ancora una volta – ci tende la mano e ci fa questo regalo, che ci dà forza e speranza per guardare con ottimismo all’imminente futuro”.</em></p>
<p>Nel frattempo i dati Istat sull’export, aggiornati ad agosto 2025, segnano un decremento del -1,9% in valore e un – 2,9% in volumi rispetto allo stesso periodo del 2024; risultato negativo cui ovviamente contribuiscono le esportazioni verso gli USA, primo paese per acquisti di vino italiano, dove le esportazioni scendono dai 132,4 milioni di euro di agosto 2024 ai 92,5 milioni di euro ad agosto di quest’anno, con un crollo a valore del -30% circa (mentre sui volumi il calo è del -2,2% rispetto al 2024)</p>
<p><em>“I dazi, che hanno generato una grande incertezza a livello macroeconomico, anche per quanto ci riguarda hanno determinato <strong>un piccolo un rallentamento</strong>. Però, – </em>sottolinea Cusumano<em> – <strong>soltanto a valore, ma non abbiamo perso mercato</strong>. Le quantità vendute che i nostri importatori realizzano sul mercato USA registrano infatti un dato ancora positivo, che dimostra che il Made in Italy è insostituibile agli occhi dei consumatori americani”.</em></p>
<p>Quindi questo dei <strong>dazi <em>trumpiani</em></strong><em> </em>secondo l’imprenditore siciliano<em> </em>è solo un momento <strong>che il mercato, automaticamente metabolizzerà</strong>. E supererà. Entro quando? <em>“Io ritengo che i dazi saranno metabolizzati nel corso del 2026 e, pian piano, gli importatori aumenteranno le aspettative di vendita, incrementando le importazioni”</em> incrocia le dita Cusumano.</p>
<p>.</p>
<p>.</p>
<p>Ufficio stampa:<br />
Purple &amp; Noise PR<br />
ufficiostampa@purpleandnoise.com</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>E’ L’ETNA BIANCO ARRIGO DI CUSUMANO IL MIGLIOR VINO BIANCO D’ITALIA</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 13:50:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prodotto in sole 3.899 bottiglie ottiene il punteggio massimo possibile nella classifica delle guide de L’Espresso 2026]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Milano, ottobre 2025</em> – Laurea a pieni voti per <strong>Alta Mora</strong> <strong>Etna Bianco DOC Arrigo 2022</strong> di <strong>Cusumano</strong>, tra i più apprezzati produttori di vino a livello nazionale e internazionale, che è stato premiato come <strong>“Miglior vino bianco” con una votazione di 110 cum laude, </strong>la massima possibile riservata a una ristretta selezione di vini d’eccellenza assoluta, da <strong>Le Guide dell’Espresso 2026, </strong>giunta alla sua 46a edizione. Sono infatti solo sette le cantine in Italia che hanno raggiunto il livello massimo: il già citato Cusumano con Alta Mora Etna Bianco DOC Arrigo (Sicilia), poi Castello di Ama (Toscana), Elvio Cogno (Piemonte), Ferrari Trento (Trentino AA), Giovanni Rosso (Piemonte), Podere Forte (Toscana) e Tenuta Sette Ponti (Toscana).<strong></strong></p>
<p><em>“Un vino frutto delle migliori uve di Carricante coltivate nella contrada Arrigo, da cui prende il nome, sul versante nord dell&#8217;Etna</em> – spiega <strong>Diego Cusumano, vignaiolo e titolare, con il fratello Alberto, dell’omonima cantina siciliana</strong> –<em> </em><em>La freschezza dei terreni concede la piena maturazione del Carricante senza snaturarne i profumi, esaltando il carattere e la complessità di questo vitigno autoctono vulcanico.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Un Carricante di bassa montagna capace di dialogare in maniera sorprendente con il tempo restituendo una collocazione di bellezza disarmante. </em>Così <strong>Luca Gardini</strong>, critico enologico, campione del mondo dei sommelier e curatore de La Guida ai 1000 Vini d’Italia de L’Espresso ha motivato e  assegnato il premio nonché il massimo punteggio destinato alle etichette che rappresentano <strong>l’apice della produzione vitivinicola italiana</strong> ad<strong><em> Alta </em>Mora</strong> <strong>Etna Bianco DOC Arrigo 2022.</strong></p>
<p>L’ultimo nato Cusumano, prodotto in appena 3.899 bottiglie, vede la luce in un territorio a 610 metri d’altezza, in suolo antico, ricco di sostanza organica, fatto di sabbie vulcaniche e pietre laviche risalenti a una colata del 1180, dove incontra da un lato l’aria di montagna dell’Etna e dall’altro la brezza del mare che proviene da Taormina. Le forti escursioni termiche tra giorno e notte favoriscono così una maturazione lenta, che preserva freschezza e sapidità. L’affinazione avviene poi in una cantina progettata secondo la moderna architettura ipogea, termoregolata dalla roccia lavica e al riparo dalla luce e sbalzi termici.</p>
<p><em>“La contrada Arrigo è un luogo senza eguali in Italia e nel mondo</em> – sottolinea <strong>Diego Cusumano</strong> – <em>e l’Alta Mora Etna Bianco DOC Arrigo 2022 conferma questa identità irripetibile fatta di contrasti. Questo riconoscimento ci ripaga del tanto lavoro che riserviamo alla produzione dei vini Alta Mora, così come per ogni nostra etichetta. A ognuna dedichiamo cinquemila ore di lavoro: dalla cura delle piante alla selezione dei grappoli, dalla raccolta fino alla cantina. Ma questo è il tempo necessario per garantire che ogni acino arrivi integro, per vinificarlo e accompagnarlo fino all’affinamento”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ufficio stampa Cusumano<br />
Purple &amp; Noise PR</p>
<p><em> </em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>QUANDO IL PRIVATE DIMENTICA LA (BRAND) EQUITY</title>
		<link>https://www.purpleandnoise.com/2025/10/quando-il-private-dimentica-la-brand-equity/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 13:36:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Davide Ciliberti  &#124; Spesso investitori e i private equity mancano in cultura della comunicazione, ne hanno una visione limitata se non talvolta egoriferita]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da Economy Magazine (ottobre 2025)*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Fondi ed investitori a seguito di un’acquisizione si concentrano, correttamente, molto sulla ristrutturazione dell’azienda, della presenza sul mercato e della distribuzione, e anche di quella del management, con l’introduzione nell’organico di figure alto-profilate in settori chiave come leadership/board, finanza e commerciale. La funzione della comunicazione è quindi, facilmente delegata al Ceo dell’acquisita. Il quale ovviamente è molto più orientato a vendite e fatturato. Così la comunicazione nel migliore dei casi è al servizio del marketing e delle vendite» spiega <strong>Davide Ciliberti,</strong> founder di Purple &amp; Noise PR.</p>
<p>«Ritengo invece  &#8211; continua l&#8217;esperto &#8211; che il communication manager dovrebbe essere una delle ‘prime scelte’ del PE, che dovrebbe in qualche modo avocare a sé o comunque governare, e dovrebbe lavorare sì nell’interesse dell’azienda, ma anche dell’investitore medesimo per generare un super-valore di brand, ed elevare la cosiddetta brand equity ben oltre il valore “reale” dell’azienda. Perché ciò è possibile (agli inizi degli anni 2000 e della new economy questo concetto era chiarissimo…) ed è anche la maniera più economica ed efficace per elevare il valore, il ‘prezzo’, dell’azienda ben oltre il valore reale».</p>
<p>Campagne di comunicazione strutturate, consulenza strategica sulla presenza mediatica, attività costante su PR e digital possono far crescere in pochi anni la riconoscibilità di un’azienda, aprire mercati inattesi, facilitare partnership, e, dettaglio tutt’altro che trascurabile, migliorare il valore percepito al momento dell’exit.</p>
<p>«Il tema è però che spesso i PE mancano in cultura della comunicazione, ne hanno una visione limitata se non talvolta egoriferita (ridotta alle testate del settore dove si leggono uno con l’altro) e quindi non vi investono, non la governano e delegano all’azienda», continua Ciliberti.</p>
<p>«Che facilmente poi a sua volta non vi investe in maniera adeguata, oppure magari, al contrario, vi pone molti soldi ma spesi in maniera incoerente, senza un piano di comunicazione e senza una logica di brand equity. Soldi dunque in parte sprecati. Non è un mistero che esistano case history in cui la sola scelta di potenziare la comunicazione abbia portato a Roi sorprendenti, ben oltre le attese degli spreadsheet», conclude il Ceo di Purple &amp; Noise PR.</p>
<p>.</p>
<p>.</p>
<p>Leggi l&#8217;articolo: https://www.economymagazine.it/dalla-narrazione-alla-performance/</p>
<p>*Economy, diretto da Sergio Luciano, e il principale magazine di economia in Italia</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>LA CAMPAGNA CUSUMANO &#8220;THE REAL SOUL OF SICILY&#8221; ENTRA NEL LURZER&#8217;S ARCHIVE</title>
		<link>https://www.purpleandnoise.com/2025/10/la-campagna-cusumano-the-real-soul-of-sicily-entra-nel-lurzers-archive/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Oct 2025 13:01:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per essere andato oltre la comunicazione tradizionale del vino, avendo la capacità di rivelare attraverso pochi scatti in bianco e nero, l’anima di un territorio: la  vera Sicilia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La ‘<em>vera anima’</em> della Sicilia riconosciuta a livello internazionale</strong></p>
<p><em>Palermo, ottobre 2025</em> &#8211; Una campagna che mette al centro l’espressione dei valori della Sicilia più autentica, quella fatta di convivialità, bellezza e unicità. Nasce da qui &#8220;<strong><em>The Real Soul of Sicily</em></strong>&#8220;, la campagna ideata dall’agenzia <strong>GB22 per Cusumano</strong>, tra i più apprezzati produttori di vino a livello nazionale e internazionale, selezionata tra le più efficaci dell’anno dalla rivista internazionale <strong>Lürzer’s Archive, punto di riferimento della creatività a livello mondiale.</strong> Lürzer’s Archive ha premiato la capacità di Cusumano di <em>andare oltre la comunicazione tradizionale del vino, avendo la capacità di rivelare attraverso pochi scatti in bianco e nero, l’anima di un territorio: un’esperienza estetica che racconta di una Sicilia genuina, sana, terra di bellezza e contrasti.</em></p>
<p><em>“Questo riconoscimento ci onora e ci ripaga per un impegno che si traduce quotidianamente nella cura delle nostre vigne, ma che trasuda amore per la nostra terra che, per quanto molto frequentata da visitatori e turisti è ancora tutta da svelare nella sua profondità. In un’anima, uno spirito, quello della Sicilia e dei siciliani che, credetemi</em> – promette <strong>Diego Cusumano </strong>vignaiolo e titolare dell’azienda insieme al fratello <strong>Alberto</strong> – <em>una volta scoperto e assaporato farà innamorare di questa terra, della sua gente e dei suoi prodotti</em>”.</p>
<p><em>“I vini Cusumano</em> – spiega <strong>Vicky Gitto</strong> di GB22, creative director della campagna – <em>hanno il sapore del territorio in cui nascono. Hanno l’eleganza della montagna e la forza del Mediterraneo. E l’azienda Cusumano ha nel sangue e nel cuore la Sicilia e quel ‘soul’ che attraverso il nostro lavoro abbiamo provato a rappresentare</em>”.</p>
<p>La campagna mette al centro l’espressione dei valori della Sicilia più autentica, quella fatta di convivialità, bellezza e unicità. Ogni soggetto racconta qualcosa che si può trovare ovunque, ma che in Sicilia assume una forma irripetibile: un paesaggio, un’emozione, un simbolo.</p>
<p><strong>Lürzer&#8217;s Archive</strong> è una rivista internazionale e un archivio online di campagne pubblicitarie e creative di alta qualità da tutto il mondo, fondata nel 1984 dal copywriter Walter Lürzer. Pubblicata ogni due mesi, la rivista e la sua piattaforma digitale presentano le migliori opere di art direction, illustrazioni, fotografia e altri settori creativi, servendo come fonte di ispirazione per professionisti e studenti nel campo della pubblicità e del design.</p>
<p><strong>Cusumano.</strong> Fondata da Alberto e Diego Cusumano nel 2001 a Partinico dove ha sede, produce vini eleganti e identitari in cinque tenute: Ficuzza a Piana degli Albanesi in provincia di Palermo, San Giacomo a Butera (Caltanissetta), Presti e Pegni sulle colline di Monreale, Monte Pietroso a Monreale, San Carlo a Partinico (Palermo). Nel 2013 la famiglia Cusumano ha creato Alta Mora racchiudendo sotto un unico nuovo marchio le contrade di Guardiola, Pietramarina, Verzella, Feudo di Mezzo e Solicchiata sull’Etna</p>
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		<title>FOOD: LA NUOVA TENDENZA E’ LA CARNE DEL BOSCO.</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Sep 2025 11:18:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Matteo Vergine (Grow) chef Michelin rivelazione dell’anno: “Selvaggina stesse proteine ma da 10 a 20 volte meno grassa delle altre carni” ]]></description>
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<p>E’ la selvaggina, piatto da sempre sulle tavole degli italiani ma in maniera misurata o ‘locale’, la nuova tendenza gastronomica del momento. Trend che intercetta appieno la crescente <strong>richiesta di biologico ed ecosostenibile anche a tavola degli italiani</strong> e che  valorizza oggi a piatti da sempre nella cultura gastronomica nostrana, ma poco &#8217;nobilitati&#8217;, o <em>instagrammabili</em> che dir si voglia.</p>
<p>Cervo, cinghiale, capriolo, daino, lepre ma anche volatili “<em>per noi sono le carni del bosco, libere in natura e per ciò in assoluto le più biologiche</em>” spiega  <strong>Matteo Vergine, 28 anni</strong>, che insieme al fratello Riccardo (31 anni) sono i titolari del <strong>Grow</strong> di Albiate (MB), ristorante rivelazione di quest’anno che a meno di due anni dall’apertura ha già ottenuto la<strong> stella Michelin,</strong> peculiare in Italia perché unico a proporre un menù a base di selvaggina tutto l’anno, “<em>una carne che è dieci, anche venti, volte meno grassa delle altre</em> – spiega lo chef Matteo Vergine. -  “<em>Ad esempio un bovino d’allevamento detiene, in media, almeno 16 grammi su 100 di grassi (ma questo valore può anche essere più alto) mentre il capriolo o il daino, a parità di apporto proteico, <strong>ne hanno soltanto 1 grammo o poco più</strong>”.</em></p>
<p><em>“Si aggiunga a ciò che la carne del bosco</em> – aggiunge <strong>Riccardo Vergine,</strong> maître e sommelier di Grow &#8211; <em>considerata la vita in libertà dell’animale che si ciba di quanto trova in natura e nulla più è più ricca di <strong>proteine, omega3 e ferro e povera invece di colesterolo</strong>. Ed è saporita e tenera e facile da cucinare. “Noi peraltro la proponiamo con una cottura alla brace di legna, in perfetto stile ‘trappeur’ per esaltarne il gusto</em> e quello che osserviamo è che alla clientela piace <em>tanto da tornare spesso, compatibilmente alla disponibilità dei coperti perché in effetti, e ne siamo lieti, </em>- conclude chef Matteo Vergine – <em>abbiamo davvero tanta richiesta”.</em></p>
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