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	<title>Purple &#38; Noise PR &#187; Rödl &amp; Partner</title>
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		<title>GREENWASHING: L’AI AIUTA A STANARE LE AZIENDE FURBETTE DEL GREEN</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 11:19:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ma in Italia la tecnologia non è ancora adottata. Codacons: "massima severità e multe contro le false pubblicità green"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Una prassi destinata a consolidarsi nei prossimi anni, non solo nel Regno Unito da dove tutto è partito ma anche nel resto dell’Unione Europea: ovvero’ l’utilizzo dell’AI nell’individuazione di campagne pubblicitarie “green” ingannevoli. Con una serie di decisioni rese pubbliche lo scorso dicembre, infatti, l’Advertising Standards Authority (ASA), autorità indipendente che vigila sulla correttezza della comunicazione commerciale <strong>in UK ha condannato alcune informazioni pubblicitarie di noti marchi di abbigliamento quali ad esempio Nike, Lacoste e Superdry</strong>, per l’utilizzo di claim ingannevoli in tema di sostenibilità ambientale, individuati grazie a sistemi di monitoraggio digitale basati appunto sull’intelligenza artificiale.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>In questo caso la tecnologia, se correttamente impiegata, può rappresentare un alleato decisivo nella tutela dei consumatori e della leale concorrenza sul mercato - </em>commenta l’avv. Rita Santaniello di Rödl, studio legale presente in 50 paesi nel mondo tra cui l’Italia – L<em>’impiego dell’AI ha consentito infatti di analizzare in modo capillare e continuativo l’enorme mole di contenuti diffusi online, individuando in tempo reale claim ambientali ed etici potenzialmente scorretti o privi del necessario supporto informativo.</em>”</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso di <strong>Nike</strong> ad esempio L’ASA ha ritenuto che la comunicata dicitura “<em>sustainable materials</em>” priva di ulteriori indicazioni sulle effettive caratteristiche del prodotto, fosse strumentale a motivare, illegittimamente, a proprio favore il comportamento d’acquisto dei consumatori. Analogo anche il caso che ha riguardato <strong>Lacoste</strong>, che aveva diffuso annunci recanti l’espressione “<em>sustainable clothing</em>” in maniera generica e priva di evidenze concrete in tal senso. Per <strong>Superdry,</strong> l’ASA ha condannato la comunicazione dell’azienda che descriveva una selezione di capi come capace di coniugare “<em>style and sustainability</em>”, quando in realtà tali caratteristiche attenevano solo ad alcuni capi e non a tutto l’assortimento come invece appariva. In Italia, tra i casi più recenti si annotga la <strong>multa da 1 milione di euro</strong> comminata dall’Antitrust alla multinazionale del fast-fashion <strong>Shein.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Alla luce di questo quadro</em> – sottolinea l’avv. Santaniello di Rödl <em>– per le aziende diventa essenziale adottare un approccio proattivo nella gestione dei propri claim ambientali ed etici. </em><strong><em>Ogni affermazione ‘green’</em></strong><strong> <em>dovrebbe essere supportata da dati verificabili, documentazione facilmente accessibile ai consumatori e criteri di misurazione chiari”</em></strong><em>. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ITALIA IN SCIA, SUL TEMA AGCOM RAFFORZA COLLABORAZIONE CON IAP – ISTITUTO DI AUTODISCIPLINA PUBBLICITARIA</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In Italia l&#8217;Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni<strong> (AGCOM) non ha implementato direttamente un proprio sistema di intelligenza artificiale (AI) per il monitoraggio della pubblicità ingannevole, ma sta rafforzando la collaborazione con l&#8217;Istituto dell&#8217;Autodisciplina Pubblicitaria (IAP), che a sua volta sta sviluppando e integrando sistemi AI per l&#8217;identificazione di contenuti non conformi</strong>. Ma a tendere ci si allineerà al modello inglese e alle <em>enormi opportunità fornite dalla più moderna tecnologia al fine di rafforzare la tutela dei consumatori</em><em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Seguendo la tendenza diffusa tra i sistemi di autodisciplina europei rappresentati da EASA (European Advertising Standards Alliance), anche il nostro Istituto svolge da qualche anno il monitoraggio dei social media, grazie ad una piattaforma dedicata basata sull’IA</em> – spiega <strong>Chiara Alvisi presidente di IAP</strong> &#8211; <em>Il nostro Report 2024 sul monitoraggio della trasparenza nell’influencer marketing, svolto in collaborazione con Almed &#8211; Alta Scuola in media Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, fotografa una situazione nella quale la trasparenza nella comunicazione è in crescita, ma persistono aree grigie, soprattutto quando l’advertising viene segnalato in modo non conforme alle regole previste del Regolamento Digital Chart. Un dato su tutti:</em> &#8211; evidenzia la presidente del l&#8217;Istituto dell&#8217;Autodisciplina Pubblicitaria<strong> &#8211; <em>il 4% dei contenuti pubblicitari risulta del tutto privo di indicazioni, in violazione del Codice di Autodisciplina.</em></strong><em> È proprio per ridurre queste residue criticità e per rafforzare la diffusione di una cultura condivisa delle regole che l’Istituto ha deciso di affiancare al monitoraggio un’azione mirata di formazione, offrendo un utilissimo corso online elaborato sulla base di un format europeo e con un contributo della stessa AgCom”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ESSERE GREEN FA VENDERE DI PIU’ MA GREENWASHING ALTERA MERCATO.<br />
CODACONS: SEVERITA’ E MULTE MILIONARIE PER AZIENDE CHE INGANNANO IL CONSUMATORE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il <strong>Codacons</strong> è necessaria massima severità contro le false pubblicità ambientali delle aziende. “<em>Da tempo</em> – sottolineano i rappresentanti dell’Associazione &#8211; <em>denunciamo la prassi delle aziende di ricorrere a “green claims” nelle loro strategie di marketing e nelle comunicazioni commerciali al pubblico, messaggi non sempre corretti che spesso sono vere e proprie pratiche di greenwashing, in grado di deviare le scelte dei consumatori, sempre più attenti ad acquisti sostenibili e rispettosi dell’ambiente, e alterare il mercato, dirottando centinaia di milioni di euro ogni anno in termini di acquisti di prodotti commerciali</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Per tale motivo</em> – continua il Codacons &#8211; <em>provvedimenti quali la recente multa milionaria dell’Antitrust al marchio Shein assume enorme rilevanza, e deve portare ora a provvedimenti sanzionatori analoghi verso tutte le aziende che ingannano i consumatori attraverso falsi messaggi sulla sostenibilità ambientale</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“<em>Essere green è certificato che fa vendere di più</em></strong><em> –</em> aggiunge l’avv. Santaniello di Rödl - <em> investire in trasparenza e rigore informativo non rappresenta solo un adempimento regolamentare, ma un’opportunità strategica per consolidare la fiducia dei consumatori e posizionarsi in modo credibile nel mercato della sostenibilità.” </em>Ed evita processi e gaffes reputazionali.</p>
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		<title>LICENZIAMENTO CON AI? “SPETTA AL DATORE DI LAVORO LA PROVA DELLA ‘BONTA’ DELL’ALGORITMO”</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2025 13:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ il datore di lavoro deve dimostrare che l’algoritmo ha operato correttamente, spiega l'esperta legale di Rodl &#038; Partner]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Milano, settembre 2025</em> &#8211; Se una delle preoccupazioni maggiori degli italiani negli ultimi anni è stata quella dell’“<strong>AI Anxiety</strong>”, ovvero la paura di essere sostituiti nelle mansioni dall’Intelligenza Artificiale, oggi il nuovo incubo degli impiegati, soprattutto delle grosse multinazionali, è quello di essere licenziato perché un algoritmo AI ha deciso che il suo rendimento non è più adeguato agli “standard” produttivi.</p>
<p>E gli esempi non mancano, dalle decine di migliaia di persone licenziate delle Big Tech californiane, fino alla multinazionale petrolifera BP, che sembrerebbe in procinto di tagliare oltre 7.000 dipendenti e appaltatori utilizzando proprio l’AI.</p>
<p>In Italia – dove già i software per il controllo del personale non sono compatibili con la legislazione del lavoro – secondo gli esperti legali in diritto del lavoro in caso di utilizzo di un algoritmo gestito dall’intelligenza artificiale che decida le sorti di un lavoratore si aprirebbe la strada, in caso di controversie, a problemi processuali in relazione all’onere della prova.</p>
<p><em>“<strong>Quando un datore di lavoro si avvale di un algoritmo per prendere decisioni</strong></em><strong> – spiega Rita Santaniello, una delle principali esperte del diritto del lavoro in Italia, avvocato dello studio multinazionale Rödl &amp; Partner</strong> – <em>si pensi al caso del licenziamento per scarso rendimento, il lavoratore potrebbe avere difficoltà a contestare tale decisone in quanto non ha accesso al cosiddetto ‘codice sorgente’, ovvero l’insieme delle istruzioni scritte in un linguaggio di programmazione che definisce il funzionamento dell’algoritmo stesso. In queste situazioni<strong> l’onere della prova si sposta così sul datore di lavoro che deve dimostrare che l’algoritmo ha operato correttamente</strong>. Se il datore di lavoro non dovesse riuscire a fornire prove adeguate riguardo il corretto utilizzo dell’algoritmo, il giudice potrebbe dichiarare illegittimo il provvedimento.”</em></p>
<p>In questo panorama si inserisce l’<strong>AI Act</strong>, il regolamento dell&#8217;Unione Europea che stabilisce regole per lo sviluppo, l&#8217;uso e la commercializzazione di sistemi di AI nell&#8217;UE, e che prevede  requisiti e obblighi specifici per i sistemi di intelligenza artificiale considerati ad alto rischio – come appunto quelli che servono a selezionare e scremare i curriculum, così come quelli per valutare i dipendenti, decidere promozioni e licenziamenti – con l’obiettivo di garantire che l’uso dell’IA sia sicuro, etico e rispettoso dei diritti.</p>
<p><em>“Il datore di lavoro che intendesse utilizzare in modo corretto sistemi AI ad alto rischio, come quelli descritti sopra</em> – chiarisce l’avv. Santaniello – <em>dovrebbe far riferimento innanzitutto all’articolo 26 dell’AI Act, in particolare al comma 7, che stabilisce che prima di mettere in servizio o utilizzare un sistema di IA ad alto rischio sul luogo di lavoro, i datori di lavoro informano i rappresentanti dei lavoratori e i lavoratori interessati che saranno soggetti all’uso del sistema di IA ad alto rischio e all’articolo 14 (in combinato con l’art. 26, paragrafo 2) che prevede la sorveglianza umana adeguata per ridurre al minimo i rischi per la salute, la sicurezza o i diritti fondamentali poiché le decisioni adottate col supporto di sistemi AI sono sempre responsabilità del datore di lavoro”.</em></p>
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		<title>TURISMO: AFFITTI BREVI, A UN MESE DAL DECRETO 40% STRUTTURE ANCORA FUORILEGGE</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Nov 2024 09:02:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rödl &#038; Partner: rischio sanzione sino a 10mila euro, per CIN non esposto o mancanza SCIA]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><em> </em></p>
<p><em>Milano, novembre 2024</em> – Ancora poche settimane per adeguarsi al nuovo decreto legge che dal 1° gennaio 2025 prevederà che qualsiasi unità immobiliare destinata alla locazione turistica sia munita del cosiddetto <strong>CIN, ovvero il Codice Identificativo Nazionale</strong>, nonché della dotazione minima di determinati <strong>dispositivi di sicurezza</strong> e la presentazione al Comune della <strong>Segnalazione Certificato di Inizio Attività (SCIA).</strong></p>
<p>Adeguamento che coinvolgerà le oltre <strong>548.700 strutture registrate in Italia</strong>, e che a oggi – secondo i dati del <strong>Ministero del Turismo</strong> – vede <strong>il 37% delle stesse non aver ancora richiesto il codice identificativo</strong>. In particolare la maglia nera va al <strong>Friuli Venezia Giulia dove ben il 60% delle strutture non ha il CIN</strong>, seguita dalle <strong>Marche</strong> con il 45%, poi <strong>Liguria</strong> con il 44%, <strong>Abruzzo</strong> (42%), <strong>Puglia</strong> (41%), <strong>Umbria e Veneto</strong> (38%), <strong>Sicilia e Calabria</strong> (37%), <strong>Piemonte e Toscana </strong>(36%),<strong> Lazio, Lombardia ed Emilia-Romagna </strong>(32%),<strong> Sardegna </strong>(31%)<strong> e Molise </strong>(29%).<strong> </strong>Tra le regioni più virtuose spicca la <strong>Basilicata dove più dell’84% dei titolari ha già provveduto alla richiesta del CIN</strong>, così come sono in ottima posizione <strong>Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta </strong>(74%)<strong> e Campania </strong>(72%),<strong> </strong>a completare il podio.<strong></strong></p>
<p>Il CIN, poi, una volta ottenuto, dovrà essere esposto all’esterno dello stabile in cui è collocato l’appartamento concesso in locazione, oltre che essere indicato in ogni annuncio dell’immobile, sia su carta stampata che online, in particolare per gli annunci pubblicati sulle cosiddette O.T.A., <em>online travel agencies</em> (Airbnb, Booking, ecc).</p>
<p>In caso di mancata osservanza delle nuove prescrizioni sono previste pesanti sanzioni ammoniscono gli esperti legali in real estate dello studio professionale multidisciplinare Rödl &amp; Partner <em>“Lo svolgimento della locazione turistica breve per <strong>un immobile privo del CIN viene sanzionato con una sanzione pecuniaria da 800 a 8.000 euro</strong> </em>– sottolinea l’avv. Gennaro Sposato di Rödl &amp; Partner – <em>mentre <strong>la mancata esposizione viene sanzionata con pena pecuniaria da 500 a 5.000 euro</strong>, in relazione alla dimensione dell’immobile nonché con la immediata rimozione dell’annuncio irregolare pubblicato. Poi, in caso di <strong>insussistenza dei requisiti di sicurezza</strong> degli impianti trovano applicazione le relative sanzioni regionali o statali, mentre in caso di assenza dei rilevatori e degli estintori è prevista l’applicazione di una <strong>sanzione pecuniaria da 600 a 6.000 euro</strong> per violazione accertata.”</em></p>
<p>Ma non è tutto perché tra le nuove prescrizioni introdotte dal decreto legge è necessario, in caso di svolgimento dell’<strong>attività di locazione turistica o breve in forma imprenditoriale</strong>, che il titolare dell’attività presenti presso lo Sportello Unico per le Attività Produttive del proprio Comune la <strong>Segnalazione Certificato di Inizio Attività (SCIA) <em>“</em></strong><em>Pena l’applicazione, in caso di mancata osservanza, di una sanzione pecuniaria da 2.000 a 10.000 Euro, in relazione alle dimensioni dell’immobile”</em> chiarisce l’esperto legale dello studio Rödl &amp; Partner.</p>
<p>.</p>
<p>Ufficio stampa Rödl &amp; Partner:<br />
Purple &amp; Noise</p>
<p>ufficiostampa@purpleandnoise.com</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>MEME-MARKETING CON IMMAGINE PERSONAGGI NON AUTORIZZATA? ECCO COSA RISCHIANO LE AZIENDE</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Mar 2024 13:41:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il risarcimento assomma a quanto l’interessato avrebbe richiesto se avesse autorizzato lo sfruttamento della sua immagine.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ un fenomeno sociale che ormai da anni è in costante crescita, i meme – ovvero contenuti grafici, con immagini, GIF e brevi video accompagnati da scritte ironiche e divertenti che si collegano nella maggior parte dei casi ad avvenimenti di stretta attualità – invadono ormai le bacheche di tutti i social network diffondendosi rapidamente e coinvolgendo nelle rappresentazioni grafiche attori, cantanti e politici. Ma non risparmiano nemmeno personaggi più o meno noti fino ad arrivare ai cartoni animati.</p>
<p>Il successo dei meme, così come per molti fenomeni che diventano virali in rete, è passato velocemente da essere un trend socio-culturale a diventare volano di visibilità e quindi anche business per brand e prodotti. E di conseguenza adottato subito dalle aziende che attraverso il “<strong>meme marketing”</strong> pensano di ottenere facile visibilità a costo zero. Ma non è così: l’utilizzo di immagini di persone, che siano noti o meno, utilizzati per scopi commerciali o pubblicitari senza aver ottenuto preventivamente il consenso, si trova su una <strong>sottile linea interpretativa</strong>, considerando che il ritratto di una persona è tutelato dall’art. 10 del Codice civile e dagli artt. 96 &#8211; 98 della legge sul diritto d’autore.</p>
<p><strong>L’ESPERTO: PER USO NON AUTORIZZATO DI VOLTI CELEBRI RISCHIO INDENNIZZO PARI AL VALORE DI UNA CAMPAGNA PUBBLICITARIA COL MEDESIMO SOGGETTO</strong></p>
<p><em>“Il consenso dell’interessato non è richiesto solo nel caso delle eccezioni di cui all’art. 97 della legge sul diritto d’autore, ossia quando la riproduzione dell&#8217;immagine è giustificata dalla notorietà o dall&#8217;ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico – </em>commenta l’avv. Margherita Cera dello studio Rödl &amp; Partner<em> – Il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio, in caso di pregiudizio all&#8217;onore, alla reputazione o al decoro della persona ritrattata. <strong>La Giurisprudenza è unanime poi nel ritenere non utilizzabile l’immagine di una persona famosa, senza il suo consenso, per scopi puramente commerciali e in particolare pubblicitari</strong>. D’altra parte, l’art. 8 del Codice della proprietà industriale, vieta anche la registrazione come marchio di nomi di persone notorie, senza il loro consenso.”</em></p>
<p>È necessario dunque analizzare, caso per caso, la finalità e il contesto di pubblicazione dell’immagine al fine di stabilire se l’utilizzazione sia lecita o meno. Quali potrebbero essere le conseguenze legali per un’azienda nell’uso improprio di un’immagine di un personaggio in un meme?</p>
<p><em>“Nel caso di sfruttamento pubblicitario dell’immagine di persona nota, qualora sussistano i presupposti, sarà possibile agire in giudizio chiedendo una pronuncia che ordini la cessazione dell’abuso e che condanni al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale – sottolinea l’avv. Cera di Rödl &amp; Partner – Nella prassi vengono utilizzati vari criteri per determinare il quantum del danno. Per quanto riguarda il danno patrimoniale viene utilizzato principalmente il cosiddetto <strong>‘prezzo del consenso’, ossia l’ipotetica somma che l’interessato avrebbe richiesto se avesse autorizzato lo sfruttamento della sua immagine</strong>. Diversamente il danno non patrimoniale risulta di più difficile quantificazione e prova in giudizio ma viene tradizionalmente ricondotto al danno morale patito.”</em></p>
<p><em> </em><em> </em></p>
<p><strong>ANCHE PER UTILIZZARE LA ‘LINGUACCIA’ DI EINSTEN BISOGNA PAGARE I DIRITTI</strong></p>
<p>E attenzione anche alle immagini di uso comune come ad esempio quella largamente e universalmente utilizzata di Einstein che fa la<strong> </strong><strong><em>linguaccia</em></strong><em>,</em> scattata il 14 marzo del 1951 alla festa del suo 72mo compleanno. Einstein, finché in vita, fu molto attento all’uso che veniva fatto del suo nome e della sua immagine, un – geniale &#8211; precursore rispetto a quello che poi sarebbe avvenuto mezzo secolo dopo.</p>
<p><strong>Oggi chiunque voglia utilizzare per scopi commerciali questa o altre immagini ottenerne autorizzazione</strong> – e relativo pagamento di una somma commisurata all’uso che si intende farne &#8211; dalla Fondazione che oggi e titolare dei diritti d’immagine, oppure rischia di incorrere in lunghe e complesse cause legali.</p>
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		<title>RODL &amp; PARTNER IN ITALIA COMPIE 25 ANNI E CRESCE A LIVELLO NAZIONALE E GLOBALE</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Dec 2023 13:09:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Christian Rödl: "Italia paese per noi topico". Brandes: "Pronti alle sfide del prossimo ventennio a fianco delle aziende”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family: Arial; font-size: small;"> </span></div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><em>Milano, 15 dicembre 2023 &#8211; &#8220;Siamo partiti con otto collaboratori dalla nostra prima sede a Milano. Era il 1998 ed oggi</em> – racconta <strong>Stefan Brandes, Managing Partner di Rödl &amp; Partner in Italia</strong> – <em>dopo un fantastico viaggio Rödl &amp; Partner in Italia è una realtà più che consolidata che conta duecentocinquanta tra collaboratori e professionisti dislocati su quattro sedi, apprezzata e affermata sul mercato e al fianco di primarie realtà internazionali e nazionali attive nel nostro paese”.</em></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Rödl &amp; Partner è uno dei più importanti studi professionali multidisciplinari a livello internazionale nelle aree della consulenza legale e fiscale, dei servizi di revisione, della consulenza del lavoro e dei servizi amministrativi in outsourcing, presente in </span><strong style="font-family: Arial; font-size: small;">50 paesi con 105 uffici, nei quali operano 5.500 professionisti</strong><span style="font-family: Arial; font-size: small;">. Nell’ultimo esercizio lo Studio a livello globale ha fatturato oltre </span><strong style="font-family: Arial; font-size: small;">588 milioni di euro</strong><span style="font-family: Arial; font-size: small;"> in crescita del </span><strong style="font-family: Arial; font-size: small;">+10%</strong><span style="font-family: Arial; font-size: small;"> ed oltre.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong style="font-family: Arial; font-size: small;">In Italia Rödl &amp; Partner conta 250 collaboratori e professionisti </strong><span style="font-family: Arial; font-size: small;">ed opera attraverso le sedi di Milano, Roma, Padova e Bolzano. Nel 2022 Rödl &amp; Partner in Italia ha superato i </span><strong style="font-family: Arial; font-size: small;">27 milioni di fatturato</strong><span style="font-family: Arial; font-size: small;">, in crescita del </span><strong style="font-family: Arial; font-size: small;">+13,6%,</strong><span style="font-family: Arial; font-size: small;"> rappresentando cosi uno dei Paesi di maggiore peso nel network internazionale dello Studio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><em style="font-family: Arial; font-size: small;">“L’Italia è uno dei paesi cardine per il nostro Studio non solo a livello economico, ma soprattutto per quanto il vostro Paese rappresenta nel mondo</em><span style="font-family: Arial; font-size: small;"> – commenta </span><strong style="font-family: Arial; font-size: small;">Christian Rödl, Presidente del Management Board di Rödl &amp; Partner</strong><em style="font-family: Arial; font-size: small;">- L’Italia è paese fondatore dell’Unione europea, membro del G7, dalla posizione geograficamente strategica tra oriente e occidente e nord e sud del Mediterraneo, dall’immensa storia e cultura. Un paese </em><span style="font-family: Arial; font-size: small;">– continua Christian Rödl &#8211; </span><em style="font-family: Arial; font-size: small;">con un’industria forte, innovativa, dinamica e con quella ricchezza di Pmi che insieme definiscono e rappresentano uno dei ‘brand’ più potenti e apprezzati al mondo: il Made in Italy. E siamo lieti</em><span style="font-family: Arial; font-size: small;"> – conclude Rödl &#8211; </span><em style="font-family: Arial; font-size: small;">in questi 25 anni, grazie allo stupendo team tricolore, di aver contribuito allo sviluppo e al successo delle aziende italiane, cosi come a quello dei brand internazionali, nostre assistite nel crescere e sviluppare il business nel vostro meraviglioso Paese</em><span style="font-family: Arial; font-size: small;">”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">L’attività di consulenza si focalizza sulle aree del diritto tributario, commerciale, bancario, societario e del lavoro, sui servizi di audit, con particolare attenzione alle rispettive applicazioni a livello internazionale, nonché nell’ambito delle nuove tecnologie e della sostenibilità, con focus specifico su csr, finanza sostenibile, legal tech, e-commerce, data protection, cybersecurity, whistleblowing.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><em style="font-family: Arial; font-size: small;">“Oggi festeggiamo 25 anni di successo, ma anche e soprattutto i prossimi venticinque, nei quali vogliamo essere protagonisti in Italia e in un mondo che cambia ad un ritmo accelerato. Si pensi</em><span style="font-family: Arial; font-size: small;"> – sottolinea </span><strong style="font-family: Arial; font-size: small;">Stefan Brandes,</strong><span style="font-family: Arial; font-size: small;"> Managing partner di Rödl &amp; Partner in Italia – </span><em style="font-family: Arial; font-size: small;">alle incredibili trasformazioni che subisce la nostra stessa professione, non solo per gli aggiornamenti normative o per le sfide dell’intelligenza artificiale, ma proprio perché sempre di più le aziende hanno bisogno del nostro supporto in una forma di partnership a 360 gradi che consenta loro di continuare a crescere in modo vincente ma sostenibile</em><span style="font-family: Arial; font-size: small;">”.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ufficio stampa Rödl &amp; Partner in Italia<br />
Purple &amp; Noise PR<br />
ufficiostampa@purpleandnoise.com</p>
<p style="text-align: justify;">
</div>
]]></content:encoded>
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		<title>GREENBICKERING: LE AZIENDE ORA LITIGANO SU CHI NON E’ COSI’ GREEN COME AFFERMA.</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jun 2023 09:54:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Commissione europea: nel 42% dei casi ingannevoli le comunicazioni green delle aziende. Il 36% dei consumatori evita prodotti a impatto ambientale negativo (GfK) e tra i brand è lotta a colpi di verde.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.purpleandnoise.com/wp-content/uploads/2023/06/GREENBICKERING_FOTO1.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-4084" title="GREENBIKERING" src="http://www.purpleandnoise.com/wp-content/uploads/2023/06/GREENBICKERING_FOTO1-1024x609.jpg" alt="" width="1024" height="609" /></a></p>
<p>E’ il <strong>greenbickering</strong>, ovvero <em>battibecco green</em>, il nuovo fenomeno con il quale aziende, opinione pubblica, amministratori e soprattutto giudici e tribunali, dovranno prendere confidenza. “<em>Ovvero</em> – spiega Rita Santaniello avvocato dello studio multinazionale Rödl &amp; Partner nel convegno organizzato dal magazine Economy sul tema del greenwashing – <em>quella pratica per la quale un’azienda <strong>può agire contro un competitor per concorrenza sleale laddove ritenga utilizzi impropriamente la leva della sostenibilità aziendale per migliorare il suo percepito verso il mercato ed i consumatori e quindi per vendere di più</strong>”</em>.</p>
<p>Sono sempre maggiori e incontrollati i casi di cosiddetto <strong>greenwashing</strong> ovvero quella comunicazione ingannevole incentrata sul rispetto dell’ambiente che è solo di facciata, che fa apparire un prodotto o il brand medesimo più <em>’verde</em>’ di quanto sia in realtà &#8211; addirittura <strong>il 60% delle imprese sarebbe caduto almeno una volta in comunicazioni ad impronta green non valide o ingannevoli</strong> (dati Nielsen) -  “<em>questo perché la sensibilità ecologica, soprattutto nei paesi occidentali, si è sviluppata al punto da determinare i comportamenti d’acquisto dei consumatori o persino da aumentare il valore del marchio o dell’azienda, così come conclamato da moltissimi studi”</em> spiega il legale.</p>
<p>Un&#8217;indagine condotta dalla <strong>Commissione europea,</strong> dalle autorità nazionali di tutela dei consumatori insieme ad altre autorità internazionali, sotto il coordinamento della Ipcen (<strong>Consumer Protection and Enforcement Network</strong>) ha evidenziato nel <strong>42% dei casi le autorità hanno ritenuto ingannevoli e non veritiere le comunicazioni green</strong>, e quindi messo in atto pratiche commerciali sleali. In <strong>oltre il 50% dei casi, le aziende non abbiano dato ai consumatori informazioni sufficienti per valutare quanto comunicato in materia di ecosostenibilità;</strong> nel 37% il claim conteneva formulazioni generiche, come ‘rispettoso dell’ambiente’, o ‘eco’ e nel 59% dei casi non venivano esplicitati elementi a supporto di quanto dichiarato. Nel complesso</p>
<p>In conseguenza di ciò pochi giorni fa il <strong>Parlamento europeo</strong> – con 544 voti favorevoli, 18 contrari e 17 astensioni – ha approvato la propria posizione negoziale sulla proposta di direttiva sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde e contro il fenomeno del greenwashing. Il progetto legislativo prevede di vietare l’uso di diciture green generiche come ad esempio ‘a <em>impatto zero’</em>, <em>naturale</em>, <em>biodegradabile</em>, <em>amico della natura</em>, <em>ecologico </em>se non debitamente comprovate, inserendole, unitamente ad altre, in un elenco <strong>di pratiche commerciali da considerarsi in ogni caso scorrette e quindi illecite.</strong><strong></strong></p>
<p><em>“Ovvero</em> – spiega Rita Santaniello <em>– io azienda posso intentare causa per concorrenza sleale verso uno o più miei competitori che utilizzino marchi, slogan o diciture green non comprovate per vendere di più, quindi sottraendo mercato agli altri, o per ‘inverdire’ la propria immagine, ottenendo così ingiustamente un vantaggio competitivo rispetto agli altri”. </em>Infatti secondo una recente <strong>ricerca GfK (</strong>Growh for Knowladge) in Italia, <strong>il 30% dei consumatori dichiara di evitare i prodotti con imballaggi in plastica,</strong> mentre il <strong>36% ha smesso di comprare alcuni prodotti</strong> ad impatto ambientale negativo.</p>
<p>“<em>E la mia sensazione è che </em>- riflette il legale Rödl -<em> definiti i paletti legislativi che comunque lasceranno spazio a ampie eccezioni, concrete attuabilità (i mercati sono oggi globali, ma gli ordinamenti giuridici no) e interpretabilità, le aziende non esiteranno a combattersi su questo fronte. Ma forse questo, al netto dell’aggravio del lavoro dei Tribunali, potrebbe essere anche un bene perché le varie sentenze ed esperienze agevoleranno una regolamentazione più puntuale in materia. Anche se</em> – conclude l&#8217;avv. Santaniello – <em>ci vorrà parecchio tempo”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ufficio stampa Rodl &amp; Partner in Italia:<br />
Purple &amp; Noise PR</p>
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		<title>AL VIA LA 5° STAGIONE DI “LEGAL ECONOMY “ I TALKS DI ECONOMY MAGAZINE E RÖDL &amp; PARTNER</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2023 10:52:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una serie di talk  in cui economia, business e aspetti legali e consulenziali si intrecciano, con l’obiettivo di  indicare soluzioni concrete, pratiche e applicabilli per le imprese italiane ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>AL VIA LA 5° STAGIONE DI “LEGAL ECONOMY “ I TALKS DI ECONOMY MAGAZINE E RÖDL &amp; PARTNER</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Milano, 22 febbraio 2023  – <strong>Economy,</strong> il magazine e portale di notizie e analisi quotidiane di economia, politica e finanza e <strong>Rödl &amp; Partner</strong>, multinazionale della consulenza presente in 50 paesi tra cui l&#8217;Italia, inaugurano la <strong><em>5° stagione di Legal Economy </em></strong><em>&#8220;un percorso mensile di talk online in cui economia, business e aspetti legali e consulenziali si intrecciano con l’obiettivo di fare chiarezza e indicare soluzioni concrete, pratiche e applicabili in molteplici ambiti socio-economici che coinvolgono il mondo delle imprese italiane &#8220;</em> spiega <strong>Sergio Luciano direttore di Economy e Investire.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Il format nel 2021 con la prima serie di talk dedicati alla delicata tematica dell’italian sounding e di come tutelare il patrimonio di marchi e prodotti d’eccellenza dell’agroalimentare Made in Italy, è proseguito poi</em> – spiega <strong>Rita Santaniello</strong><strong>,</strong> <strong>avvocato e partner</strong> di Rödl &amp; Partner e coordinatrice con Sergio Luciano del progetto –<em> affrontando le questioni legate all’economia circolare, così come quelle che coinvolgono reindustrializzazione, fashion law, transizione ecologica, cybersicurezza, NFT, metaverso, codice degli appalti e gender equality, solo per citare gli ultimi appuntamenti realizzati.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">E così, stagione dopo stagione, il ciclo di incontri firmati Economy e Rödl &amp; Partner si è sviluppato &#8211; ottenendo sempre più riscontro da parte di interlocutori e pubblico &#8211; e ha visto il susseguirsi come ospiti del direttore di Economy, Sergio Luciano importanti rappresentanti del mondo istituzionale, economico, politico, associativo e imprenditoriale italiano: da <strong>Ettore Prandini</strong>, presidente Coldiretti, <strong>Giampiero Manfuso</strong>, presidente Consorzio di Tutela del Pomodoro San Marzano DOP, <strong>Federico Desimoni</strong>, direttore Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena, <strong>Riccardo Deserti</strong>, direttore generale Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano, <strong>Graziano Tarantini</strong>, presidente Banca Akros, <strong>Carlo Capasa</strong>, presidente Camera Nazionale della Moda Italiana, <strong>Raffaele Cattaneo</strong>, assessore all’Ambiente e Clima &#8211; Regione Lombardia, <strong>Mario Mantovani,</strong> presidente Manageritalia, <strong>Nicoletta Fayer,</strong> vice direttore Assimpredil ANCE, senza dimenticare i contributi speciali dell’imprenditore <strong>Santo Versace</strong> e del vice presidente della Camera dei Deputati <strong>Giorgio Mulè.</strong></p>
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		<title>CYBERSICUREZZA, OLTRE 73 MILIONI DI INTRUSIONI AL GIORNO. SMART-WORKING PUO’ INDEBOLIRE CYBERDIFESE</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2022 10:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Così spiega Athos Cauchioli 'hacker etico' ospite al webforum sulla Cybersicurezza organizzato da Economy Magazine con Rodl &#038; Partner.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">“<em>Sono circa 73.1 milioni al giorno le intrusioni a seguito di attacco cyber che oggi si verificano nel mondo e, sempre nelle 24 ore, 17.1 milioni di malware attaccano aziende, governi e organizzazioni”.</em> Così esordisce <strong>Athos Cauchioli hacker etico</strong>, ovvero buono, ospite al webforum sulla Cybersicurezza organizzato da <strong>Economy Magazine, </strong>il giornale economico diretto da <strong>Sergio Luciano</strong>. “<em>Altro dato esplicativo</em> – continua l’hacker-etico <em>- è che oggi il 70% della banda, quindi della velocità di internet, è utilizzata da software che cercano ogni giorno di penetrare aziende, società o truffare singoli individui”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Un fenomeno, quello dei cyberattacchi che peraltro è in significativo aumento: da settembre 2021 a settembre 2022 si registra un aumento delle intrusioni del 9% malgrado ad esso corrisponda un calo di ‘malware’ (software malevolo) dovuto però al fatto che questi ultimi sono sempre più precisi e ’intelligenti’: “<em>si pensi</em> – esemplifica l’ hacker <em>buono </em>- <em>che per ingannare la cybersorveglianza questi software possono autonomamente interagire ad esempio via email col management, se non anche al centralino dell’azienda per attrarli in un sito malevolo e renderli cosi loro malgrado ‘complici’ nello spalancare ai cyber-criminali le porte dell’azienda</em>”.<span style="color: #0000ff; font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">“<em>In effetti il tema non è tanto il rischio cyber</em> – spiega <strong>Andrea Marchi esperto di cybersicurezza della multinazionale</strong><span style="color: #0000ff; font-size: small;"> </span><strong>di consulenza </strong><strong> Rodl &amp; Partner</strong>, che assiste aziende in 40 paesi nel mondo – <em>che alla stregua di tanti altri rischi aziendali come ad esempio la concorrenza o altri eventi imprevedibili (si pensi solo al Covid), ma l’aspetto oggi critico da comprendere meglio è il fatto che tutti in azienda siamo ‘target’, a prescindere dalla funzione e dal livello che occupiamo </em>– spiega Marchi – “<em>Va poi ben misurata la cosiddetta  ‘<strong>superficie d’attacco’</strong> area che</em> – annota l’esperto di Rodl – <em>soluzioni lavorative come ad esempio lo smartworking hanno ampliato molto rendendola così meno difendibile, laddove se l’hacker non riesce a penetrare l’azienda in quanto ben protetta, poi il PC o la stessa rete wi-fi del dipendente che lavora da casa può diventare una pericolosa porta d’accesso”</em><span style="color: #0000ff; font-size: small;"> <em><span style="color: #000000;">.</span></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ufficio stampa Rodl &amp; Partner<br />
Purple &amp; Noise PR</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>NFT, MERCATO DA 75 MILIARDI ENTRO 2025. MA ATTENZIONE A IMPLICAZIONI LEGALI CON SPONSOR E DIRITTI</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2022 15:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leone Zilio (Rödl &#038; Partner) "Il consumatore che compra un NFT non può avvelersi del diritto di recesso"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"> <em>Milano, 13 aprile 2022</em> -  Secondo quanto riportato da <em>Sports Pro Media,</em> il valore del mercato N<strong>FT crescerà fino a 75 miliardi di dollari entro il 2025</strong> e questo dovuto in buona parte al boom di vendite dei token sportivi. Inoltre, recenti studi economici hanno prospettato che nel 2022 le transazioni di NFT supereranno i 2 miliardi di dollari con 5 milioni di persone che li acquisteranno.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;NFT da collezione, nuovi asset digitali legati ai “ticket member” e “virtual access tokens” sono solo alcuni degli NFT che negli ultimi mesi hanno avuto una vera e propria esplosione nel mondo sportivo</em> – spiega L<strong>eone Zilio, avvocato responsabile del dipartimento sport dello studio Rödl &amp; Partner</strong> – <em> I token non fungibili (NFT), ovvero certificati in formato digitale non intercambiabili né sostituibili ed e infungibili grazie all’utilizzo della tecnologia blockchain sono diventati una potenziale risorsa finanziaria per l’intera industria sportiva e in particolar modo per quella calcistica. Non è un caso se, proprio di recente, la star del tennis <strong>Serena Williams</strong> sia entrata nel board d’amministrazione di una delle principali piattaforme di fantacalcio su blockchain e, infatti, proprio il mondo del calcio, giocato, virtuale o simulato, sarà uno dei maggiori settori in cui si svilupperanno gli NFT.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Per club i calcistici gli NFT possono essere una nuova revenue per implementare le entrate oltre alle classiche sponsorizzazioni, vendita di biglietti e diritti tv e allo stesso tempo fidelizzare sempre di più la propria fanbase con nuove forme di intrattenimento e user experience. Alla luce di tutto questo è evidente quanto questi asset digitali rappresentino un potenziale enorme per Club, società e leghe. Ma attenzione, non è tutto così semplice. Le società sportive se da una parte dovranno adeguare e implementare le proprie conoscenze e competenze tecnologiche ai trend e alle richieste dei nuovi mercati, dall’altro dovranno stare molto attente alle implicazioni legali connesse a questo nuove risorse digitali.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Una delle possibili implicazioni legali relativa al mondo NFT nella industry sport e nello specifico nel mondo del calcio è quella riguardante i contratti di sponsorizzazione sportiva</em> – spiega l’avv. Leone Zilio di Rödl &amp; Partner – <em>nelle specifico gli sponsor chiedono e chiederanno sempre più agli sponsee garanzia che, alla visibilità data ai propri marchi, loghi, segni distintivi, nel mondo reale corrisponda la stessa esposizione nel mondo virtuale. <strong>Ad esempio il logo dello sponsor presente sul tunnel di ingresso dei giocatori in campo dovrà essere presente anche nel medesimo contesto virtuale percorso dal fan nella realtà aumentata.</strong>”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Numerose, poi, possono poi essere le implicazioni legali inerenti la compravendita degli NFT, nello specifico quelle connesse al diritto d’autore</em> – sottolinea l’esperto di Rödl &amp; Partner – E’ infatti opportuno fare chiarezza sul fatto che l’acquirente di un NFT si limita ad acquisire un file di metadati codificato utilizzando un’opera, come per esempio una foto di un atleta colto nell’atto di compiere un gesto sportivo, che può essere soggetta alla tutela del diritto d’autore. Il compratore acquistando i metadati non acquisisce l’opera stessa e pertanto conseguentemente non vanta alcun diritto di proprietà intellettuale verso l’opera originaria.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">A questa si aggiunge la normativa in materia di diritti di immagine. Gli esperti di Rödl &amp; Partner specificano come <strong>un Club che intenda cedere a terzi un NFT relativo all’immagine di un proprio atleta, dovrà accertarsi di avere acquisito il relativo diritto di sfruttamento economico dell’immagine dall’atleta stesso</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Infine</em> – conclude l’avv. Leone Zilio – <em>ci sono implicazioni legali per la tutela del consumatore. Quest’ultimo non può prescindere da una informazione di base relativa al funzionamento della compravendita di questi asset digitali. Da un lato vi è quindi la necessità di rendere fruibili e comprensibili al consumatore i termini e le condizioni generali di vendita e dall’altro quello di confrontarsi con la complessità della materia che non consente la lineare applicabilità della disciplina della tutela del consumatore. Ad esempio non risulta applicabile alla compravendita di NFT il c.d. ‘diritto di recesso’ del consumatore. Infatti, una volta che l’acquirente ha acquistato un NFT non ha più modo di risolvere il contratto e restituire il bene con conseguente restituzione delle somme spese.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">.</p>
<p>Ufficio stampa Rödl &amp; Partner Italy<br />
Purple &amp; Noise PR</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>CYBERSICUREZZA, REPORT F.B.I.: ITALIA PAESE PIU’ A RISCHIO AL MONDO</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2022 13:03:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Marchi (Rodl &#038; Partner):"Tema non è il 'se' ma il 'quando' si verrà attaccati" Romagnoli (IAA): "Chi e’ violato rischia enorme danno reputazionale". Zonta (Engineering): "scelta, tecnologie, processi e persone chiave per minimizzare impatto"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Milano, 28 gennaio 2022</em> –<strong> </strong>Nella<strong> Giornata europea della protezione dei dati personali</strong> che ricorre oggi, l’<strong>Internet Crime Report dell’FBI</strong> ci ricorda che l’Italia risulta essere il paese maggiormente colpito da attacchi e frodi informatiche con oltre <strong>21.800 casi rilevati (2020) per un danno stimato che sfiora i 125 milioni di euro</strong>. Inoltre da una recente indagine emerge come a essere colpite maggiormente siano soprattutto le piccole aziende attraverso phishing (88%), malware (90%) e ransomware (69%).</p>
<p style="text-align: justify;">Gli esperti in cybersicurezza sottolineano come nessuno può considerarsi immune dalle minacce. <em>“<strong>La questione</strong></em> – spiega <strong>Andrea Marchi<em> </em>esperto<em> </em>di cybersecurity di Rödl &amp; Partner,</strong> colosso della consulenza presente in 48 paesi nel mondo tra cui l’Italia – <em><strong>non è se si verrà mai attaccati, bensì quando e come questo avverrà.</strong> E per quanto riguarda l’Italia, il cui tessuto economico è formato per l’oltre 90% di PMI che, secondo i recenti studi, sono tra le più vulnerabili, il rischio è, a mio giudizio, particolarmente elevato, forse tra i più alti a livello mondiale, anche considerando che siamo una tra le prime potenze economiche, industriali e manifatturiere”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Quello che si può fare è m<strong>inimizzare l’impatto</strong> – continua l’esperto di </em>Rödl &amp; Partner &#8211; <em>Una buona strategia di difesa della sicurezza delle informazioni deve basarsi su tre pilastri <strong>tecnologie, processi e persone</strong>. Al fine di minimizzare l’impatto di un attacco informatico, ci sono alcune misure tecniche, cinque di queste sono particolarmente rilevanti che, se adeguatamente implementate, possono fare la differenza.”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><strong>SCELTA DEL PARTNER, PRIMA DI TECNOLOGIA E PERSONE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Tecnologia, processi e, in senso lato intesi come professionisti, anche le persone sono per le aziende commodity, ovvero servizi che si ottengono da fornitori e partner esterni all’azienda</em> – spiega <strong>Fabio Zonta, Group Chief Procurement Officer di Engineering</strong> – la più importante azienda tecnologica italiana &#8211;  <em>e quindi in vetta ai tre fattori chiave ben espressi dall’esperto di cybersecurity, va posto il decisore che li sceglie e ‘compra’ e possibilmente</em> – continua il manager responsabile degli acquisti – <em>non più secondo la vetusta logica del prezzo, anche detta dei ‘tre-preventivi’, bensì con un pensiero che sia anche una visione a lungo termine, dove dimensione e reputazione del ‘brand’ di chi fornisce questi servizi non sia subordinato invece alla capacità di integrarli a quella specifica realtà di PMI oltre a</em> – conclude l’esperto – <em>alla velocità d’intervenire con una soluzione”</em></p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>E IL DANNO REPUTAZIONALE PUÒ ESSERE ANCORA PEGGIO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Infatti</em> – aggiunge <strong>Stella Romagnoli, direttore generale di IAA,<em> </em>International Advertising Association</strong>, la principale associazione per esperti di marketing e comunicazione a livello globale<em>, </em>nonché docente di Comunicazione all’<strong>Università La Sapienza</strong><em>  – il rischio fortissimo è che la notizia di un attacco hacker subìto possa, attraverso i media, deflagrare all’attenzione dell’opinione pubblica e nel vorticoso viralizzarsi delle notizie passare dai social ai giornali e telegiornali, andando a impattare direttamente sui comportamenti d’acquisto dei consumatori con conseguenze anche molto pesanti</em> – spiega Stella Romagnoli, che conclude – <em>Provo a spiegarmi: aprireste il conto corrente presso una banca che tutti sanno che è appena stata hackerata?”</em></p>
<p style="text-align: justify;"> E se le grandi multinazionali possono essere attrezzate per neutralizzare un danno d’immagine, ciò evidentemente non è alla portata di budget di una PMI italiana.</p>
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