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	<title>Purple &#38; Noise PR &#187; News</title>
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	<description>Public Relations &#38; Communication</description>
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		<title>F1, MERCEDES SFOTTE  FERRARI DOPO MONZA. E IL WEB IMPAZZISCE</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 10:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA["I post ironici e le frecciatine social tra Mercedes e Ferrari sono ormai un classico della Formula1" spiega Davide Ciliberti leader di Purple &#038; Noise PR, una delle più rilevanti società di comunicazione in Italia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<div>
<p><strong>Continua la saga di battute e controbattute ironiche, divertenti quanto garbate e rispettose, dei due marchi auto. </strong></p>
<p>Reduce dal successo di Monza, con una strepitosa vittoria di <strong>Kimi Antonelli</strong> che ha fatto esplodere di gioia tutti i tifosi non solo del marchio della stella ma, come largamente testimoniato dall’onda rossa festosa sotto il podio, dai tifosi Ferrari. Una piccola soddisfazione aggiuntiva per <strong>Toto Wolf</strong> e i suoi che la casa di Stoccarda ha deciso di celebrare a modo suo con un post social che ritrae il Antonelli in bella posa di fonte ad una Mercedes accompagnato da una dicitura inequivocabile: <em>“<strong>Il primo italiano a vincere a Monza dopo 60 anni</strong></em><strong>” chiosando poi “<em>è bastato un incredibile pilota e un auto tedesca”</em></strong></p>
<p><em>“I post ironici e le frecciatine social tra Mercedes e Ferrari sono ormai un classico della Formula1 o dell’automotive in generale, simpatici con quel giusto di peperoncino ma sempre e comunque rispettosi dell’avversario</em> – commenta Davide Ciliberti leader di Purple &amp; Noise PR, una delle più rilevanti società di comunicazione in Italia – <em>e comunque attesissimi da tutti gli appassionati. Attendiamo dunque la risposta del social media team del Cavallino!</em>”.</p>
<p><strong>OGGI SI CHIAMA ‘SOCIAL MEDIA BANTER’, MA IERI ERA ‘LA PRESA PER I FONDELLI’</strong></p>
<p>“Oggi viene definito come fenomeno del <strong>social media banter</strong>, in italiano più o meno traducibile come &#8220;battibecco&#8221; o &#8220;scherzo&#8221; sui social, che prevede è l’uso di ironia, frecciatine amichevoli, battute e sarcasmo da parte dei brand o dei profili aziendali sulle piattaforme social. O più semplicemente – aggiunge il super-esperto Ciliberti – ‘presa per i fondelli’ via media. Pratica che esiste da sempre, forse più di cultura anglosassone che latina.</p>
<p>“<em>Ricordiamo</em> – continua l’esperto di comunicazione &#8211; <em>il simpaticissimo sfottò del 2017 Mercedes ha celebrato la vittoria del mondiale, con Hamilton pubblicando un video nel quale una Mercedes verde gira per Maranello, passando infine davanti ai cancelli proprio della Ferrari, che si lascia poi alle spalle accompagnata, a proposito di rispetto, </em>– sottolinea Davide Ciliberti -<em> dal testo:</em> <strong>”Il valore di una vittoria è nella grandezza degli avversari&#8221;.</strong> O più recentemente il rimpallare di post a tra Mercedes e Ferrari in occasione del passaggio di Hamilton alla scuderia del cavallino.”</p>
<p>Insomma <strong>un ping-pong molto positivo</strong> in termini di comunicazione e immagine che aumenta la visibilità e l’attenzione sui marchi ne  sono protagonisti. Il segreto, conclude Ciliberti di Purple &amp; Noise, “<em>è<strong> un’ironia semplice, diretta, ma sempre garbata e rispettosa</strong>”</em></p>
<p><em>Foto da Ig MercedesBenzItalia</em></p>
</div>
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		<title>INDAGINE: TUTTI PAZZI PER L’AI, MA LA REGINA È SEMPRE LA STAMPA. GIÙ (IN PICCHIATA) GLI INFLUENCER.</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 09:18:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Davide Ciliberti (Purple &#038; Noise PR): “Un buon ‘vecchio’ ufficio stampa è oggi il migliore AI gen!”  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><br />
</span></p>
<p><strong>Oltre l’80% dei professionisti delle pubbliche relazioni, in Italia come nel resto del mondo, utilizza già in maniera consistente e abituale l’Ai-intelligenza artificiale nello svolgimento del proprio lavoro</strong> (+10% rispetto all’anno precedente), con un 8% che è prossimo ad abbracciarla maggiormente mentre solo un 10% di ‘duri e puri’ dichiara di non utilizzarla organicamente. Questo secondo il recente report a cura di Muck Rack ‘The State of PR’ 2026, che ha coinvolto un panel di circa 1000 professionisti delle pubbliche relazioni a livello globale.<br />
Lo studio esplora nuovi tool, organizzazione del lavoro e approccio delle agenzie di PR e comunicazione a livello globale nell’epoca in cui l’AI sta rivoluzionando l’intero sistema mondiale. E se i dati descrivono una smodata propensione ed entusiasmo da parte dei ‘pierre’ per l’AI e automatizzazione di processi e flussi lavorativi (61%) <em>“il dato secondo me più rilevante</em> – ragiona<strong> Davide Ciliberti , founder di Purple &amp; Noise PR</strong> alla lettura dei dati 2026 dello studio – <em>è quello che riguarda che riguarda la stampa e la relativa attività di media relations che rimane prevalente (64%) nell’attività delle agenzie e nei desiderata dei clienti con ormai evidente disinteresse per influencer et similia (12%). Evidentemente</em> – continua Ciliberti -<em> dopo l’ubriacatura dei primi tempi laddove le aziende riversavano generosi budget e cachet nelle tasche di improvvisati opinion maker capaci di contare su un numero impressionante di followers, reali o acquisiti che fossero, ci si è resi conto – bontà loro – che tutti quegli allegri investimenti hanno poi nel medio termine reso proprio pochino</em>…”</p>
<p><span style="font-size: large;"> </span>“<em>il dato secondo me più rilevante</em> – ragiona Davide Ciliberti , founder di Purple &amp; Noise PR alla lettura dei dati 2026 dello studio – <em>è quello che riguarda che riguarda <strong>la stampa e la relativa attività di media relations che rimane prevalente (64%) nell’attività delle agenzie e nei desiderata dei clienti</strong> con ormai evidente <strong>disinteresse per influencer et similia (12%)</strong>. Evidentemente</em> – continua Ciliberti &#8211; <em>dopo l’ubriacatura dei primi tempi laddove le aziende riversavano generosi budget e cachet nelle tasche di improvvisati opinion maker capaci di contare su un numero impressionante di followers, reali o acquisiti che fossero, ci si è resi conto – bontà loro – che tutti quegli allegri investimenti hanno poi nel medio termine reso proprio pochino</em>…”  .</p>
<p><strong>Si va verso la creators economy, ma una buona stampa è il migliore AI gen</strong></p>
<p>“<em>Dal mio osservatorio di docente e rispetto alle nuove tendenze dell’AI</em> – spiega <strong>Stella Romagnoli</strong> docente di comunicazione d’impresa presso <strong>l’Università La Sapienza e Luiss</strong> &#8211; <em>attualmente si guarda di più ai creator, ovvero persone che pensano e costruiscono i contenuti, perché al momento gli algoritmi premiano, appunto, il contenuto piuttosto che il numero di follower; indicatore che invece era topico fino a poco tempo fa. Tant’è che oggi </em>– spiega la prof. Romagnoli <em>- si parla di creator economy, rispetto alla ‘passata’ inflencer economy, traghettandoci dunque verso un modello meno numerico-quantitativo e più contenutistico-qualitativo” .</em></p>
<p>E così, a scorrere le risultanze dello studio Muck Rack, si torna ‘alle origini’ in un contesto in cui la richiesta delle aziende ai professionisti delle PR è per una solida presenza sui media, nella loro tradizionale accezione, stampa e online, seppur con una naturale inclinazione verso <strong>la stampa online (91%)</strong> rispetto a quella <strong>cartacea, che comunque è sempre rilevante (69%).</strong></p>
<p><strong>Stampa, on e offline, è tuttora imbattibile e premiata dagli algoritmi, ma crescono podcast e newsletter </strong></p>
<p>Sorprende poi come invece la <strong>TV</strong> – che comunque secondo tutti gli studi rimane il medium più seguito, anche se in modalità multi-device, ed influente in Italia, sia approcciata e da poco più dalla metà (<strong>60%</strong>) dei professionisti PR, mentre rilevante e crescente spazio si stanno ritagliando i <strong>podcast (57%)</strong> e le <strong>newsletter (42%</strong>), <em>“segno che le aziende stanno finalmente capendo i benefici di essere loro stesse media, se non altro per una propria e ben profilata audience, non tanto in una logica di brand-journalism che è altra cosa, quanto più come attività di comunicazione complementare all’ufficio stampa</em>” spiega il manager di Purple &amp; Noise.</p>
<p><strong><em>“La stampa, nelle versioni on e offline, è tuttora imbattibile perchè AI e Google premiano le fonti più autorevoli.</em></strong><em> Quindi</em> – spiega Stella Romagnoli &#8211; <em>essere pubblicati su un giornale, oltre all’audience pregiata del lettore è anche fondamentale per l’AI. E quindi</em> – sentenzia la prof. Stella Romagnoli de La Sapienza &#8211; <em>siamo punto a capo: un buon ‘vecchio’ ufficio stampa è quello che ti permetta oggi, la migliore AI gen”</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p>Fonte: <a title="https://muckrack.com/resources/research/state-of-pr" href="https://muckrack.com/resources/research/state-of-pr"><span style="color: #0000ff; font-family: Calibri;" title="https://muckrack.com/resources/research/state-of-pr">https://muckrack.com/resources/research/state-of-pr</span></a></p>
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		<title>GREENWASHING: L’AI AIUTA A STANARE LE AZIENDE FURBETTE DEL GREEN</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 11:19:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ma in Italia la tecnologia non è ancora adottata. Codacons: "massima severità e multe contro le false pubblicità green"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Una prassi destinata a consolidarsi nei prossimi anni, non solo nel Regno Unito da dove tutto è partito ma anche nel resto dell’Unione Europea: ovvero’ l’utilizzo dell’AI nell’individuazione di campagne pubblicitarie “green” ingannevoli. Con una serie di decisioni rese pubbliche lo scorso dicembre, infatti, l’Advertising Standards Authority (ASA), autorità indipendente che vigila sulla correttezza della comunicazione commerciale <strong>in UK ha condannato alcune informazioni pubblicitarie di noti marchi di abbigliamento quali ad esempio Nike, Lacoste e Superdry</strong>, per l’utilizzo di claim ingannevoli in tema di sostenibilità ambientale, individuati grazie a sistemi di monitoraggio digitale basati appunto sull’intelligenza artificiale.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>In questo caso la tecnologia, se correttamente impiegata, può rappresentare un alleato decisivo nella tutela dei consumatori e della leale concorrenza sul mercato - </em>commenta l’avv. Rita Santaniello di Rödl, studio legale presente in 50 paesi nel mondo tra cui l’Italia – L<em>’impiego dell’AI ha consentito infatti di analizzare in modo capillare e continuativo l’enorme mole di contenuti diffusi online, individuando in tempo reale claim ambientali ed etici potenzialmente scorretti o privi del necessario supporto informativo.</em>”</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso di <strong>Nike</strong> ad esempio L’ASA ha ritenuto che la comunicata dicitura “<em>sustainable materials</em>” priva di ulteriori indicazioni sulle effettive caratteristiche del prodotto, fosse strumentale a motivare, illegittimamente, a proprio favore il comportamento d’acquisto dei consumatori. Analogo anche il caso che ha riguardato <strong>Lacoste</strong>, che aveva diffuso annunci recanti l’espressione “<em>sustainable clothing</em>” in maniera generica e priva di evidenze concrete in tal senso. Per <strong>Superdry,</strong> l’ASA ha condannato la comunicazione dell’azienda che descriveva una selezione di capi come capace di coniugare “<em>style and sustainability</em>”, quando in realtà tali caratteristiche attenevano solo ad alcuni capi e non a tutto l’assortimento come invece appariva. In Italia, tra i casi più recenti si annotga la <strong>multa da 1 milione di euro</strong> comminata dall’Antitrust alla multinazionale del fast-fashion <strong>Shein.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Alla luce di questo quadro</em> – sottolinea l’avv. Santaniello di Rödl <em>– per le aziende diventa essenziale adottare un approccio proattivo nella gestione dei propri claim ambientali ed etici. </em><strong><em>Ogni affermazione ‘green’</em></strong><strong> <em>dovrebbe essere supportata da dati verificabili, documentazione facilmente accessibile ai consumatori e criteri di misurazione chiari”</em></strong><em>. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ITALIA IN SCIA, SUL TEMA AGCOM RAFFORZA COLLABORAZIONE CON IAP – ISTITUTO DI AUTODISCIPLINA PUBBLICITARIA</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In Italia l&#8217;Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni<strong> (AGCOM) non ha implementato direttamente un proprio sistema di intelligenza artificiale (AI) per il monitoraggio della pubblicità ingannevole, ma sta rafforzando la collaborazione con l&#8217;Istituto dell&#8217;Autodisciplina Pubblicitaria (IAP), che a sua volta sta sviluppando e integrando sistemi AI per l&#8217;identificazione di contenuti non conformi</strong>. Ma a tendere ci si allineerà al modello inglese e alle <em>enormi opportunità fornite dalla più moderna tecnologia al fine di rafforzare la tutela dei consumatori</em><em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Seguendo la tendenza diffusa tra i sistemi di autodisciplina europei rappresentati da EASA (European Advertising Standards Alliance), anche il nostro Istituto svolge da qualche anno il monitoraggio dei social media, grazie ad una piattaforma dedicata basata sull’IA</em> – spiega <strong>Chiara Alvisi presidente di IAP</strong> &#8211; <em>Il nostro Report 2024 sul monitoraggio della trasparenza nell’influencer marketing, svolto in collaborazione con Almed &#8211; Alta Scuola in media Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, fotografa una situazione nella quale la trasparenza nella comunicazione è in crescita, ma persistono aree grigie, soprattutto quando l’advertising viene segnalato in modo non conforme alle regole previste del Regolamento Digital Chart. Un dato su tutti:</em> &#8211; evidenzia la presidente del l&#8217;Istituto dell&#8217;Autodisciplina Pubblicitaria<strong> &#8211; <em>il 4% dei contenuti pubblicitari risulta del tutto privo di indicazioni, in violazione del Codice di Autodisciplina.</em></strong><em> È proprio per ridurre queste residue criticità e per rafforzare la diffusione di una cultura condivisa delle regole che l’Istituto ha deciso di affiancare al monitoraggio un’azione mirata di formazione, offrendo un utilissimo corso online elaborato sulla base di un format europeo e con un contributo della stessa AgCom”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ESSERE GREEN FA VENDERE DI PIU’ MA GREENWASHING ALTERA MERCATO.<br />
CODACONS: SEVERITA’ E MULTE MILIONARIE PER AZIENDE CHE INGANNANO IL CONSUMATORE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il <strong>Codacons</strong> è necessaria massima severità contro le false pubblicità ambientali delle aziende. “<em>Da tempo</em> – sottolineano i rappresentanti dell’Associazione &#8211; <em>denunciamo la prassi delle aziende di ricorrere a “green claims” nelle loro strategie di marketing e nelle comunicazioni commerciali al pubblico, messaggi non sempre corretti che spesso sono vere e proprie pratiche di greenwashing, in grado di deviare le scelte dei consumatori, sempre più attenti ad acquisti sostenibili e rispettosi dell’ambiente, e alterare il mercato, dirottando centinaia di milioni di euro ogni anno in termini di acquisti di prodotti commerciali</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Per tale motivo</em> – continua il Codacons &#8211; <em>provvedimenti quali la recente multa milionaria dell’Antitrust al marchio Shein assume enorme rilevanza, e deve portare ora a provvedimenti sanzionatori analoghi verso tutte le aziende che ingannano i consumatori attraverso falsi messaggi sulla sostenibilità ambientale</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“<em>Essere green è certificato che fa vendere di più</em></strong><em> –</em> aggiunge l’avv. Santaniello di Rödl - <em> investire in trasparenza e rigore informativo non rappresenta solo un adempimento regolamentare, ma un’opportunità strategica per consolidare la fiducia dei consumatori e posizionarsi in modo credibile nel mercato della sostenibilità.” </em>Ed evita processi e gaffes reputazionali.</p>
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		<title>E SON 15&#8230; PURPLE &amp; NOISE PR COMPIE 15 ANNI. YEAH!</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Feb 2025 13:25:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'agenzia di PR e media relations fondata da Davide Ciliberti compie 15 anni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Purple &amp; Noise fa 15 anni.<br />
Grazie a tutto il <a href="https://www.linkedin.com/feed/hashtag/?keywords=purpleteam&amp;highlightedUpdateUrns=urn%3Ali%3Aactivity%3A7293591659286568960" data-test-app-aware-link="">#purpleTeam</a> e a quanti negli anni ci hanno dato fiducia.</p>
<p>Davide</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;La storia è scritta dalle scelte, non dalle circostanze&#8221;</title>
		<link>https://www.purpleandnoise.com/2025/01/la-storia-e-scritta-dalle-scelte-non-dalle-circostanze/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Dec 2024 23:01:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di fronte all&#8217;orrore che si sta consumando in medio oriente per mano israeliana, Purple &#38; Noise è schierata dalla parte dei bambini, dei cittadini e delle cittadine di Gaza e dello Stato della Palestina. E della pacifica coesistenza tra popoli. [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di fronte all&#8217;orrore che si sta consumando in medio oriente per mano israeliana, Purple &amp; Noise è schierata dalla parte dei bambini, dei cittadini e delle cittadine di Gaza e dello Stato della Palestina. E della pacifica coesistenza tra popoli. Purple &amp; Noise si rammarica dell&#8217;atteggiamento dell&#8217;attuale Governo italiano (G. Meloni), che oltretutto non rispecchia quello della quasi totalità degli italiani; nonché  della balbuziente immobilità dell&#8217;UE, che si volta di fronte alla scelta che le impone la storia.</p>
<p>In questo momento storico Purple &amp; Noise preferisce non lavorare per aziende o organizzazioni israeliane.</p>
<p><em>&#8220;La storia è scritta dalle scelte, non dalle circostanze&#8221;.</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>IKA 2024: THE TRADE DESK (NASDAQ:TTD) E’ “BEST COMPANY OF THE YEAR” IN ITALIA</title>
		<link>https://www.purpleandnoise.com/2024/04/ika-2024-the-trade-desk-nasdaqttd-e-best-company-of-the-year-in-italia/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2024 10:19:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Assegnato il 25mo Interactive Media Key Award, storico premio italiano nell'industry dell'advertising.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/RNBVSTkiRiw" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p><em>Milano, 17 aprile 2024</em> – E’ <strong>The Trade Desk,</strong> la piattaforma per l’acquisto e la pianificazione della pubblicità in tutto il mondo, fondata in California nel 2009 e oggi una realtà globale – in Italia l’azienda ha sede a Milano &#8211; indipendente, listata Nasdaq100, con 2 miliardi di dollari di fatturato e ritmi di crescita oltre il +20% all’anno, la “<strong>Best Company of the Year” in Italia </strong>agli <strong>Interactive Media Key Award</strong>, il festival dedicato a tutta la comunicazione pubblicitaria digitale e che da quest’anno ha aperto le porte anche al mondo dell’Intelligenza artificiale e della realtà aumentata e virtuale. Il premio giunto alla sua 25ma edizione e rappresenta uno dei riconoscimenti italiani più longevi del settore del marketing e della pubblicità.</p>
<p>La giuria ha premiato The Trade Desk con la motivazione: <em>“E’ la superstar a livello globale degli ultimi anni nel settore della pubblicità. Con una tecnologia proprietaria e soluzioni d’avanguardia, open source, trasparenti e customizzabili, è primario tool per la pianificazione della pubblicità digitale a livello mondiale. Si pensi solo che offre <strong>oltre 15 milioni di advertising opportunity </strong>al secondo e il tutto, e questo è davvero rimarchevole, con la un’altissima attenzione relativamente ai dati, nonché alla privacy del consumatore, e un modello di business che, tra l’altro, fonda sul rispetto del giornalismo e <strong>restituisce valore agli editori.”</strong></em>Il premio è stato ritirato dal general manager di The Trade Desk <strong>Angela Bersini.</strong></p>
<p>Ufficio stampa The Trade Desk per l’Italia<br />
Purple &amp; Noise PR</p>
<p><strong>The Trade Desk™ </strong>(NASDAQ: TTD) è una tech company multinazionale, operante nel settore del buying pubblicitario. Attraverso la piattaforma proprietaria basata su cloud, è possibile pianificare, gestire e ottimizzare campagne pubblicitarie su formati digitali &#8211; inclusi display, video, audio e native &#8211; su una molteplicità di dispositivi, inclusi desktop, mobile, tablet, connected-TV, DOOH. L’integrazione in piattaforma delle principali realtà editoriali e data supplier, globali e locali, permette di massimizzare copertura e capacità decisionali. La vasta gamma di entreprise API consente ampi margini di customizzazione della piattaforma. The Trade Desk ha sede a Ventura, CA (USA) ed è presente con propri uffici in Nord America, Asia-Pacific e Europa. In Italia l’azienda ha sede a Milano.</p>
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		<title>MEME-MARKETING CON IMMAGINE PERSONAGGI NON AUTORIZZATA? ECCO COSA RISCHIANO LE AZIENDE</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Mar 2024 13:41:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il risarcimento assomma a quanto l’interessato avrebbe richiesto se avesse autorizzato lo sfruttamento della sua immagine.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ un fenomeno sociale che ormai da anni è in costante crescita, i meme – ovvero contenuti grafici, con immagini, GIF e brevi video accompagnati da scritte ironiche e divertenti che si collegano nella maggior parte dei casi ad avvenimenti di stretta attualità – invadono ormai le bacheche di tutti i social network diffondendosi rapidamente e coinvolgendo nelle rappresentazioni grafiche attori, cantanti e politici. Ma non risparmiano nemmeno personaggi più o meno noti fino ad arrivare ai cartoni animati.</p>
<p>Il successo dei meme, così come per molti fenomeni che diventano virali in rete, è passato velocemente da essere un trend socio-culturale a diventare volano di visibilità e quindi anche business per brand e prodotti. E di conseguenza adottato subito dalle aziende che attraverso il “<strong>meme marketing”</strong> pensano di ottenere facile visibilità a costo zero. Ma non è così: l’utilizzo di immagini di persone, che siano noti o meno, utilizzati per scopi commerciali o pubblicitari senza aver ottenuto preventivamente il consenso, si trova su una <strong>sottile linea interpretativa</strong>, considerando che il ritratto di una persona è tutelato dall’art. 10 del Codice civile e dagli artt. 96 &#8211; 98 della legge sul diritto d’autore.</p>
<p><strong>L’ESPERTO: PER USO NON AUTORIZZATO DI VOLTI CELEBRI RISCHIO INDENNIZZO PARI AL VALORE DI UNA CAMPAGNA PUBBLICITARIA COL MEDESIMO SOGGETTO</strong></p>
<p><em>“Il consenso dell’interessato non è richiesto solo nel caso delle eccezioni di cui all’art. 97 della legge sul diritto d’autore, ossia quando la riproduzione dell&#8217;immagine è giustificata dalla notorietà o dall&#8217;ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico – </em>commenta l’avv. Margherita Cera dello studio Rödl &amp; Partner<em> – Il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio, in caso di pregiudizio all&#8217;onore, alla reputazione o al decoro della persona ritrattata. <strong>La Giurisprudenza è unanime poi nel ritenere non utilizzabile l’immagine di una persona famosa, senza il suo consenso, per scopi puramente commerciali e in particolare pubblicitari</strong>. D’altra parte, l’art. 8 del Codice della proprietà industriale, vieta anche la registrazione come marchio di nomi di persone notorie, senza il loro consenso.”</em></p>
<p>È necessario dunque analizzare, caso per caso, la finalità e il contesto di pubblicazione dell’immagine al fine di stabilire se l’utilizzazione sia lecita o meno. Quali potrebbero essere le conseguenze legali per un’azienda nell’uso improprio di un’immagine di un personaggio in un meme?</p>
<p><em>“Nel caso di sfruttamento pubblicitario dell’immagine di persona nota, qualora sussistano i presupposti, sarà possibile agire in giudizio chiedendo una pronuncia che ordini la cessazione dell’abuso e che condanni al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale – sottolinea l’avv. Cera di Rödl &amp; Partner – Nella prassi vengono utilizzati vari criteri per determinare il quantum del danno. Per quanto riguarda il danno patrimoniale viene utilizzato principalmente il cosiddetto <strong>‘prezzo del consenso’, ossia l’ipotetica somma che l’interessato avrebbe richiesto se avesse autorizzato lo sfruttamento della sua immagine</strong>. Diversamente il danno non patrimoniale risulta di più difficile quantificazione e prova in giudizio ma viene tradizionalmente ricondotto al danno morale patito.”</em></p>
<p><em> </em><em> </em></p>
<p><strong>ANCHE PER UTILIZZARE LA ‘LINGUACCIA’ DI EINSTEN BISOGNA PAGARE I DIRITTI</strong></p>
<p>E attenzione anche alle immagini di uso comune come ad esempio quella largamente e universalmente utilizzata di Einstein che fa la<strong> </strong><strong><em>linguaccia</em></strong><em>,</em> scattata il 14 marzo del 1951 alla festa del suo 72mo compleanno. Einstein, finché in vita, fu molto attento all’uso che veniva fatto del suo nome e della sua immagine, un – geniale &#8211; precursore rispetto a quello che poi sarebbe avvenuto mezzo secolo dopo.</p>
<p><strong>Oggi chiunque voglia utilizzare per scopi commerciali questa o altre immagini ottenerne autorizzazione</strong> – e relativo pagamento di una somma commisurata all’uso che si intende farne &#8211; dalla Fondazione che oggi e titolare dei diritti d’immagine, oppure rischia di incorrere in lunghe e complesse cause legali.</p>
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		<title>SANREMO 2024: E&#8217; POLEMICA PER LO SPOT PUPA MAKE-UP</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Feb 2024 12:19:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una sposa scappa dall'altare con la compagna. Ed è subito scandalo pre-festivaliero e bagarre sui media]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/llg3kzPWfmE?si=9COQfOD0312PvETj" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p><strong>PILLON: “E’ PROPAGANDA LGBTQ. INOPPORTUNO RAI LO MANDI IN ONDA”. I PUBBLICITARI: POLEMICA SURREALE, POLITICI FACCIANO POLITICI, NON I CREATIVI</strong></p>
<p><strong>Dopo il caso Esselunga ecco l’affaire-Pupa,</strong></p>
<p>Uno sposo trepidante sull’altare, la sposa che si prepara. Poi l’ingresso nella Chiesa gremita di amici e parenti, fuori il diluvio, quand’ecco che poco prima delle promesse un’altra donna irrompe nella chiesa, il trucco disfatto dal temporale o, non è dato saperlo, dalle proprie lacrime. L’’altra’ chiama la sposa con un gesto della mano ed essa subito si volta, afferra quella mano ed insieme scappano verso la libertà,</p>
<p>Questo nei 30’ dello spot Pupa, nota casa cosmetica italiana, per Sanremo e che sta generando una grossa polemica proprio alla vigila della sua messa in onda, laddove da molti considerato inopportuno ad una visione nazional popolare e per giunta nel programma di massimo ascolto Rai, per via del modello ‘non-convenzionale’ di famiglia che propone. Anzi, addirittura oppone a quello di famiglia tradizionale, dicono alcuni.</p>
<p><strong>PILLON: SPOT INDEGNO LA RAI LO CANCELLI DAL FESTIVAL. EDUCA ALL’OMOSESSUALITA’</strong></p>
<p>E mentre sul web aumenta, senza estremismi invero, il dibattito il coperchio lo fa saltare l’ex-senatore Pillon che oggi si è espresso bollando lo spot come “propaganda LGBTQ che ci ammorba con queste stupidaggini. Dalla fatina di Cenerentola alle soap, dai social a Hollywood fino alle fiabe Trans a scuola, non esiste più uno spazio risparmiato dalle melensaggini più o meno gaie, tantomeno Sanremo”.</p>
<p>“La propaganda &#8211; continua Pillon &#8211; non mira certo a cambiare le abitudini di noi adulti semmai a normalizzare l&#8217;omosessualità per le giovani generazioni, cresciute senza identità sessuale, senza orientamento e incapaci di mettere su famiglia. I numeri non mentono, e la progressione inarrestabile della disforia di genere tra i bambini, curati poi con bloccanti della pubertà o con il coltello del chirurgo è lì a dimostrarcelo”. Secondo il leghista “si tratta di uno spot che andrebbe proiettato in fascia protetta e fuori dalla programmazione di un festival canoro, ma tanto il martellamento arriverebbe da altre fonti. Allora sapete che vi dico? Mettiamo una bella scritta, come sulle sigarette: ‘Questo spot nuoce gravemente all&#8217;identità sessuale dei giovani’. E poi la sposa scappi pure con la sua amica, e vadano insieme a farsi benedire”.</p>
<div><strong>LA SOCIETA CIVILE, ARCIGAY: PILLON VIVE NEL MEDIOEVO. FAMIGLIE ARCOBALENO: POLEMICA INFONDATA E STERILE</strong></div>
<div></div>
<div><em>“Se Pillon grida allo scandalo di fronte ad uno spot che racconta la fuga di due donne che scelgono di amarsi sfidando le convenzioni sociali e il destino di un matrimonio eterosessuale imposto o non desiderato, è perché crede di vivere ancora nel Medioevo, in un mondo che non c’è più</em> &#8211; <strong>Natascia Maesi, presidente nazionale arcigay </strong> - <em>Che gli piaccia o no, le lesbiche esistono e mettono su famiglia. E ciò che nuoce gravemente alla salute dei giovani non è la normalizzazione dell’omosessualità che da loro è già stata sdoganata, ma la mancanza di programmi di educazione all’affettività e al consenso nelle scuole. Sono proprio i giovani a chiederci di essere informati, consapevoli e quindi tutelati dalla violenza che nasce dal pregiudizio. E a loro che dobbiamo dare risposte serie e credibili, invece di riproporre la solita la caccia alle streghe”.</em></div>
<p><em>&#8220;La polemica che definisce scioccante lo spot di Pupa per Sanremo è infondata, sterile e inutile. Lo spot non ha nulla di scioccante, è un richiamo fedele al film &#8220;Il Laureato</em>&#8220;, viene solamente sostituita la figura maschile con una femminile &#8211; così <strong>Alessia Crocini presidente dell&#8217;associazione famiglie Arcobaleno</strong> -<br />
<em>E&#8217; ridicolo che in Italia e in Europa nel 2024 si possa ancora pensare che uno spot possa cambiare o condizionare l&#8217;orientamento sessuale o l&#8217;identità di genere di un bambino o di una bambina. Vale la pena ricordare che quasi tutti i paesi dell&#8217;Europa occidentale hanno riconosciuto il matrimonio egualitario, a breve anche la Grecia lo approverà. Solo i paesi dell&#8217;est e l&#8217;Italia non lo hanno fatto.</em></p>
<p><strong>I PUBBLICITARI: POLEMICA SURREALE, I POLITICI FACCIANO I POLITICI, E NON I CREATIVI</strong></p>
<p>“<em>Non capisco la ragione che possa stimolare una polemica, tanto meno un&#8217;incitazione all’omosessualità</em><strong> – </strong>commenta la presidente di<strong> IAA International Advertising Association – </strong><em>Mi occupo di comunicazione da 25 anni e posso dire con certezza che questo è uno spot  bello, delicato e che comunica un messaggio positivo di libertà. Oltretutto non vedo nemmeno un bacio o un atteggiamento che possa disturbare sensibilità particolari.”</em></p>
<p><em>“Sembra che i nostri politici, non tutti per carità non generalizziamo</em> – interviene <strong>Davide Ciliberti</strong> esperto di comunicazione - <em>abbiano trovato nuova linfa nel farsi pubblicità attraverso la pubblicità stessa. Cosa che evidentemente funziona visto l’attivismo di alcuni nell’accaparrarsi i riflettori mediatici anche su questo versante. Vero che in Italia siamo tutti ‘allenatori della nazionale’ però credo</em> – continua l’esperto di pubblicità &#8211; <em>che sarebbe meglio se i politici facessero i politici concentrandosi semmai sui problemi reali della gente, lasciando ai pubblicitari fare i pubblicitari”.</em></p>
<p>“<em>La pubblicità è specchio di una società che cambia e non dovrebbe essere interpretata in maniera ideologica, è solo positivo il fatto che anche i creativi abbiano iniziato a raccontare una realtà non più patinata o stereotipata ma che intercetta la realtà e il cambiamento in tutte le sue sfaccettature</em>” conclude Andrea Crocioni direttore di <strong>TouchPoint</strong> testata di riferimento del mondo della pubblicità.</p>
<p><strong>PUPA E LO SPOT ‘DELLA POLEMICA’, L’AZIENDA: IN VERITA’ E’ INNO ALLA LIBERTA’ E SOLIDARIETA’ FEMMINILE</strong></p>
<p>Milano, 5 febbraio 2023 -<em> “Stiamo seguendo con sincero interesse ed anche curiosità il dibattito sorto attorno al nostro spot programmato per il Festival di Sanremo, cui da diversi anni siamo presenti come inserzionisti” </em>così l’azienda Pupa firmataria dello spot ‘della polemica’.</p>
<p><em>“Quest’anno – </em>spiegano dall’azienda -<em> abbiamo chiesto ai nostri pubblicitari, l’agenzia GB22 e al <strong>direttore creativo Vicky Gitto</strong>, di elaborare un film che, in 30 secondi, celebrasse le emozioni vere con una rappresentazione della bellezza diversa dalla perfezione da copertina, cui siamo abituati”.</em></p>
<p>E così, ispirandosi e <strong>rivisitando in chiave contemporanea la famosa scena del celeberrimo film &#8216;Il Laureato&#8217; (1967)</strong> &#8211; nella quale Dustin Hoffman irrompe in Chiesa urlando per impedire il matrimonio di Elaine – lo spot Pupa apre con uno sposo trepidante sull’altare. Poi l’ingresso della sposa in una Chiesa gremita di amici e parenti, fuori il diluvio, quand’ecco che poco prima delle promesse un’altra donna irrompe nella chiesa, il trucco disfatto dal temporale o, non è dato saperlo, dalle proprie lacrime. L’’<em>altra</em>’ chiama la sposa con un gesto della mano ed essa subito si volta, afferra quella mano ed insieme scappano verso la libertà.</p>
<p>Ciò a significare che una sbavatura nel trucco può essere lo specchio di un&#8217;emozione e di una bellezza interiore ben più intense della perfezione estetica che ultimamente sembra essere quasi obbligatoria.</p>
<p><em>“Ma soprattutto <strong>è un inno alla libertà e alla solidarietà tra donne</strong>. <strong>Il finale dello spot è aperto</strong> – </em>spiegano ancora dall’azienda<em> <strong>– non si conclude</strong>. E quindi non tratta né del pregresso che può avere portato a quel gesto e men che meno vuole trarne un finale. Anzi, <strong>lascia proprio allo spettatore, liberamente, senza vincoli o indirizzi, deciderne il finale.”  </strong></em></p>
<p>Agenzia: GB22<br />
Ufficio stampa: Purple &amp; Noise</p>
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		<title>GLOBAL INNOVATION INDEX 2023. ITALIA SOLO 26ESIMA, DISTANTE DAI G7</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Nov 2023 14:37:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Press office</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Manageritalia: “Migliorare livello di attrazione capitali delle nostre imprese ”.  Voltolina: “Siano le Pmi quali gli incubatori dell’innovazione’ ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="color: #0000ff; font-size: small;"> </span></span></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><span style="font-family: Arial;"><em>Milano</em><span style="color: #0000ff; font-size: small;"><span style="color: #000000;"> 20</span> </span><em>novembre 2023</em> &#8211; E’ cresciuta di due gradini, la posizione del nostro Paese in materia di innovazione, ma col suo <strong>26esimo posto in classifica l’Italia</strong> rimane comunque <strong>lontana</strong> dai <strong>Paesi europei più sviluppati,</strong> nonché da quelli che compongono <strong>le economie più avanzate del pianeta (G7) </strong>secondo l’annuale e atteso report <strong>Global Innovation Index  2023  stilato da WIPO </strong>- World Intellectual Property Organization e <strong>razionalizzato da Visual Capitalist</strong>, che analizza, attraverso 80 indicatori, raggruppati in 7 categorie la propensione all’innovazione di 132 Paesi, determinandone una classifica a livello mondiale.</span></p>
<p><em>“Rispetto alla rilevazione dello scorso anno il nostro Paese fa un piccolo passo in avanti </em>– commenta <strong>Giovanna Voltolina mid-cap investor </strong>– <em>ma a mio giudizio tanto irrilevante quanto insufficiente rispetto al talento in materia di innovazione che l’Italia storicamente ha sempre sviluppato.&#8221;</em></p>
<p>E così se, come detto, <strong>l’Italia si piazza 26esima, dietro Malta, e appena davanti Cipro</strong> non proprio una pole position, con un punteggio di <strong>46,6 (+0,5 sul 2022),</strong> la <strong>TOP 10 del 2023 vede</strong> al primo posto la <strong>Svizzera</strong> (con un punteggio di 67,6), seguita da <strong>Svezia</strong> (punteggio 64,2), <strong>USA</strong> (63,5), <strong>Gran Bretagna</strong> (62,4), <strong>Singapore</strong> (61,5), Finlandia (61,2), Olanda (60,4), Germania (58,8), Danimarca (58,7) e Corea del Sud (58,6). La Francia fuori di un soffio dalla TOP10 è undicesima con uno score di 56,0.</p>
<p>Nello specifico le <strong>7 categorie d’indagine</strong> riguardano la Business Sophistication (investimenti in Ricerca &amp; Sviluppo, afflussi netti di investimenti diretti esteri), Market Sophistication (dimensione del PIL, intensità della concorrenza del mercato locale), Infrastrutture (strade, ospedali, edilizia scolastica, efficienza energetica), Capitale umano e ricerca (investimento statale per alunno, qualità delle istituzioni scientifiche e di ricerca), Istituzioni (stabilità politica e sicurezza, facilità di avviare un&#8217;impresa), Creativity Output (marchi a valore aggiunto, applicazioni di design industriale, applicazioni di marchi), Conoscenze e tecnologia (domande di brevetto, aumento della produttività del lavoro, spesa per software).</p>
<p>Categorie tra le quali – sottolinea in una nota l’ufficio di <strong>Rappresentanza italiana presso l’ONU di Ginevra (Ministero degli Esteri)</strong><span style="color: #0000ff; font-size: small;"> </span> – che <em>“oltre al miglioramento di due posizioni rispetto all’anno passato, conferma, da un lato, il posizionamento dell’Italia tra la leadership globale in termini di diversificazione dell’industria nazionale, nonché di sviluppo dell’innovazione soprattutto nel design industriale. D’altro canto, il rapporto individua margini di miglioramento per la nostra economia, soprattutto in relazione alla capacità di attrazione di investimenti diretti esteri”.</em></p>
<p><em>“Come dice anche il Rapporto dobbiamo migliorare nella capacità di attrarre capitali esteri </em>– commenta <strong>Mario Mantovani, presidente Manageritalia</strong> – <em>Per farlo, aumentando anche quelli privati nazionali e metterli al servizio anche dell’innovazione, dobbiamo però incrementare la capacità di gestione manageriale e di fare sistema delle nostre aziende. L’innovazione oltre che stimolata va messa a sistema sia in azienda che nelle filiere e per farlo serve organizzarla e darle corpo e sostanza perché startup e Pmi possano incanalarla verso nuovi modelli di business e organizzativi e prodotti e servizi che sviluppino alto valore e capacità di competere sui mercati. In tutto questo una maggiore managerialità nel nostro sistema economico e una valorizzazione delle competenze di tutti sarebbe la vera prima e determinante innovazione da mettere in campo”.</em></p>
<p>Governo, sistema bancario e finanziario, amministrazione pubblica ad onor del vero sviluppano continui e ricchi piani di sostegno all’innovazione, ma frequentemente sono rivolti a giovani imprenditori, start up, progetti innovativi ma <em>“ritengo</em> – riflette <strong>Giovanna Voltolina</strong> mid-cap investor internazionale &#8211; <em>che ciò produca meno di quanto investito perché, e sottoscrivo il pensiero del presidente Mantovani l’innovazione trova fertile humus nell’esperienza aziendale. Dovrebbero dunque essere le nostre imprese e Pmi gli incubatori dell’innovazione, e su di loro si dovrebbe investire. Ma ancor più</em> – continua il mid-cap investor – <em>siano le Pmi medesime, superando la generale riottosità degli imprenditori nostrani, ad aprirsi agli investitori, nazionali od internazionali, che ben volentieri, lo dico dal mio osservatorio internazionale, insieme a capitali importanti per lo sviluppo dell’azienda, dei processi o dei prodotti, possono apportare competenze, sapere, esperienza e contatti (anche di vendita) globali”. </em><span style="font-size: small;"> </span></p>
</div>
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		<title>GREENBICKERING: LE AZIENDE ORA LITIGANO SU CHI NON E’ COSI’ GREEN COME AFFERMA.</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jun 2023 09:54:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Commissione europea: nel 42% dei casi ingannevoli le comunicazioni green delle aziende. Il 36% dei consumatori evita prodotti a impatto ambientale negativo (GfK) e tra i brand è lotta a colpi di verde.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.purpleandnoise.com/wp-content/uploads/2023/06/GREENBICKERING_FOTO1.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-4084" title="GREENBIKERING" src="http://www.purpleandnoise.com/wp-content/uploads/2023/06/GREENBICKERING_FOTO1-1024x609.jpg" alt="" width="1024" height="609" /></a></p>
<p>E’ il <strong>greenbickering</strong>, ovvero <em>battibecco green</em>, il nuovo fenomeno con il quale aziende, opinione pubblica, amministratori e soprattutto giudici e tribunali, dovranno prendere confidenza. “<em>Ovvero</em> – spiega Rita Santaniello avvocato dello studio multinazionale Rödl &amp; Partner nel convegno organizzato dal magazine Economy sul tema del greenwashing – <em>quella pratica per la quale un’azienda <strong>può agire contro un competitor per concorrenza sleale laddove ritenga utilizzi impropriamente la leva della sostenibilità aziendale per migliorare il suo percepito verso il mercato ed i consumatori e quindi per vendere di più</strong>”</em>.</p>
<p>Sono sempre maggiori e incontrollati i casi di cosiddetto <strong>greenwashing</strong> ovvero quella comunicazione ingannevole incentrata sul rispetto dell’ambiente che è solo di facciata, che fa apparire un prodotto o il brand medesimo più <em>’verde</em>’ di quanto sia in realtà &#8211; addirittura <strong>il 60% delle imprese sarebbe caduto almeno una volta in comunicazioni ad impronta green non valide o ingannevoli</strong> (dati Nielsen) -  “<em>questo perché la sensibilità ecologica, soprattutto nei paesi occidentali, si è sviluppata al punto da determinare i comportamenti d’acquisto dei consumatori o persino da aumentare il valore del marchio o dell’azienda, così come conclamato da moltissimi studi”</em> spiega il legale.</p>
<p>Un&#8217;indagine condotta dalla <strong>Commissione europea,</strong> dalle autorità nazionali di tutela dei consumatori insieme ad altre autorità internazionali, sotto il coordinamento della Ipcen (<strong>Consumer Protection and Enforcement Network</strong>) ha evidenziato nel <strong>42% dei casi le autorità hanno ritenuto ingannevoli e non veritiere le comunicazioni green</strong>, e quindi messo in atto pratiche commerciali sleali. In <strong>oltre il 50% dei casi, le aziende non abbiano dato ai consumatori informazioni sufficienti per valutare quanto comunicato in materia di ecosostenibilità;</strong> nel 37% il claim conteneva formulazioni generiche, come ‘rispettoso dell’ambiente’, o ‘eco’ e nel 59% dei casi non venivano esplicitati elementi a supporto di quanto dichiarato. Nel complesso</p>
<p>In conseguenza di ciò pochi giorni fa il <strong>Parlamento europeo</strong> – con 544 voti favorevoli, 18 contrari e 17 astensioni – ha approvato la propria posizione negoziale sulla proposta di direttiva sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde e contro il fenomeno del greenwashing. Il progetto legislativo prevede di vietare l’uso di diciture green generiche come ad esempio ‘a <em>impatto zero’</em>, <em>naturale</em>, <em>biodegradabile</em>, <em>amico della natura</em>, <em>ecologico </em>se non debitamente comprovate, inserendole, unitamente ad altre, in un elenco <strong>di pratiche commerciali da considerarsi in ogni caso scorrette e quindi illecite.</strong><strong></strong></p>
<p><em>“Ovvero</em> – spiega Rita Santaniello <em>– io azienda posso intentare causa per concorrenza sleale verso uno o più miei competitori che utilizzino marchi, slogan o diciture green non comprovate per vendere di più, quindi sottraendo mercato agli altri, o per ‘inverdire’ la propria immagine, ottenendo così ingiustamente un vantaggio competitivo rispetto agli altri”. </em>Infatti secondo una recente <strong>ricerca GfK (</strong>Growh for Knowladge) in Italia, <strong>il 30% dei consumatori dichiara di evitare i prodotti con imballaggi in plastica,</strong> mentre il <strong>36% ha smesso di comprare alcuni prodotti</strong> ad impatto ambientale negativo.</p>
<p>“<em>E la mia sensazione è che </em>- riflette il legale Rödl -<em> definiti i paletti legislativi che comunque lasceranno spazio a ampie eccezioni, concrete attuabilità (i mercati sono oggi globali, ma gli ordinamenti giuridici no) e interpretabilità, le aziende non esiteranno a combattersi su questo fronte. Ma forse questo, al netto dell’aggravio del lavoro dei Tribunali, potrebbe essere anche un bene perché le varie sentenze ed esperienze agevoleranno una regolamentazione più puntuale in materia. Anche se</em> – conclude l&#8217;avv. Santaniello – <em>ci vorrà parecchio tempo”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ufficio stampa Rodl &amp; Partner in Italia:<br />
Purple &amp; Noise PR</p>
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